Editoriali

Damiano: una piattaforma lab per il Pd

Le leadership, da sole, non fanno le politiche. Lo sta dimostrando in pieno in queste ore la vicenda del Documento programmatico di bilancio inviato a Bruxelles che si dovrà, poi, tradurre nella legge di Bilancio 2019.
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di Cesare Damiano*

Gli annunciatori seriali del governo gialloverde stanno limando, tarando, ridimensionando, di fronte al mondo reale, le promesse sulle quali, sia Salvini che, in particolare, Di Maio, hanno fondato il proprio successo elettorale. Più esposto Di Maio, visto che Salvini si era concentrato più su questioni d’ordine pubblico che fiscali e di Stato sociale, eccezion fatta per la flat tax e Quota 100.
Si prenda come esempio il cavallo di battaglia delle pensioni d’oro: per fortuna pare che si abbandoni l’assurda proposta del ricalcolo retroattivo. La soluzione che sembra farsi strada prevederebbe che gli assegni più alti non siano indicizzati al costo della vita per i prossimi tre anni. Soluzione che è esattamente quella che inventammo e riuscimmo a realizzare, con il governo Prodi, quando ero ministro del Lavoro e che passò il vaglio di costituzionalità. Così, una promessa su cui, per dirla con un’orribile espressione oggi di moda, Di Maio aveva ‘messo la faccia’, si contraddice, erodendo la credibilità del capo politico di 5 Stelle con la lima della realtà. Se metti la tua credibilità su una policy che non si può fare perché non rispetta la Costituzione (oltre al buon senso), il risultato è inevitabile. Perciò, aldilà della corrente vicenda di bilancio pubblico, viene da porsi la domanda: a cosa serve la leadership – ornata di promesse fuori misura – quando questa è priva di contenuti realistici sorretti da una piattaforma di idee politiche? Ecco la ragione per cui, in vista del congresso del Partito democratico, come LaburistiDem, siamo partiti dal programma che abbiamo presentato il 6 ottobre scorso. E questo ha un senso perché LaburistiDem non è una corrente ma un’area composta da democratiche e democratici consapevoli di quanto siano centrali le questioni dell’economia, della politica industriale, del lavoro e del welfare. Sono convinto che proprio da lunghi anni di errori in questi campi sia venuta la sconfitta alle elezioni politiche del 4 marzo, così come quelle precedenti. E, ancora, il più generale declino della sinistra in Europa. Il cui ultimo risultato è la cocente sconfitta della Spd alle elezioni bavaresi di domenica.
I socialdemocratici tedeschi sono scesi al quinto posto nel Parlamento del Land più ricco della Repubblica federale tedesca, sorpassati dai verdi, dai conservatori del Freie Wähler e dagli estremisti di destra dell’Afd. Un’autentica Caporetto per la socialdemocrazia. In che cosa si fonda, in estrema sintesi, la nostra piattaforma, per sostenere la quale ho messo in campo la mia candidatura alla segreteria? In generale, su un principio di discontinuità, di merito e di metodo, con la fase precedente: questo punto di partenza non può rimanere una generica affermazione, ma deve tradursi in una piattaforma di azione politica. Più in dettaglio, queste sono le nostre proposte. 1) Superare la mitologia del ‘partito leggero’ per costruire un partito solido e radicato, che venga restituito alla democrazia degli iscritti. 2) Scommettere sullo Stato stratega dello sviluppo, motore dell’innovazione e regolatore del capitalismo. 3) Superare, gradualmente, la legge Fornero, continuando sulla strada tracciata nella scorsa legislatura che ha accompagnato alla pensione quasi 230.000 lavoratori; rendere strutturale, con il sistema delle quote, introdotto dal governo Prodi, il principio della flessibilità previdenziale. 4) Superare il Jobs Act, fortemente destabilizzato dall’ultima sentenza della Corte costituzionale, che ha definitivamente cancellato il principio delle ‘tutele crescenti’. La nostra proposta è di restituire al giudice il compito di valutare la proporzione tra la gravità del licenziamento illegittimo e il risarcimento al lavoratore, non escludendo la reintegrazione nel posto di lavoro. 5) Definire un ‘pavimento’ di diritti universali per l’insieme dei lavori: subordinato, autonomo e parasubordinato. 6) Per quel che riguarda il Mezzogiorno, è indispensabile un pacchetto di interventi generali che contenga una fiscalità di vantaggio per il Sud; il riconoscimento di un credito d’imposta per gli investimenti in tecnologia e ricerca; il rifinanziamento del prestito d’onore e l’istituzione di un Fondo di garanzia per il sostegno all’autoimprenditorialità nel Mezzogiorno. Non, insomma, l’assistenzialismo senza futuro del reddito di cittadinanza, ma una vera politica di sviluppo e dignità. A tutto questo va affiancato un lavoro incessante per l’affermazione della legalità che deve impegnare la politica, le forze sociali ed economiche ed in particolare le istituzioni locali che devono rappresentare un baluardo contro le infiltrazioni delle organizzazioni mafiose. Come ha affermato il presidente Mattarella: “L’illegalità è un peso per la nostra libertà, per la nostra economia e per il futuro dei nostri figli”.
Questo, vale per tutta la Nazione perché il crimine organizzato ha attaccato l’intero territorio del Paese e non è più condanna e retaggio del solo Mezzogiorno. 7) La questione dell’ambiente, resa evidente dai disastrosi fenomeni meteorologici che si abbattono su tutto il mondo, va affrontata con una rinnovata idea dello sviluppo e di uscita dalla crisi: come far ripartire l’economia e come si crea lavoro? La giusta rotta sta nella green economy, nel passaggio da un’economia lineare ad un’economia circolare, nel cambiamento culturale verso una nuova concezione di benessere e di stili di vita secondo un sano principio: bene-essere e non solo bene-avere. La ricchezza non si produce con la finanza, ma creando e conservando lavoro, occupazione, stabilità. Il ‘cerchio’ dell’economia deve realizzarsi combinando tutti gli anelli del sistema, da quelli del processo produttivo, a quelli del ciclo di vita delle persone, compresa l’età pensionabile, a quelli della qualità ambientale, sociale, economica. Ciò che in sintesi  costituisce la sostenibilità di un Paese come insieme delle risorse disponibili. Il Paese, così come l’Europa, ha, insomma, bisogno di una sinistra capace di coniugare le proprie radici – intese non in senso identitario ma ideale – con le sfide di questo tempo. Di una sinistra che smetta di essere subalterna al dominio dell’ultraliberismo in una globalizzazione senza regole. Subalternità culturale che ha offuscato, da tempo, la possibilità di costruire un’alternativa progressista credibile e che lasciato campo libero a un sovranismo demagogico. Come dimostra l’annaspare del governo gialloverde intorno alla legge di Bilancio.
C’è un gran bisogno, in questa situazione preoccupante, di ricostruire una sinistra concretamente e radicalmente riformista. E senza il sostegno di una piattaforma solida, realistica e compatibile con la realtà, nessuna leadership – l’esperienza ce lo ha ben dimostrato – può andare aldilà di un passeggero risultato elettorale. Nessuna tattica sopravvive all’assenza di strategia. Men che mai nel mondo globalizzato. Questa è la sfida che, come Laburisti, portiamo nel congresso del Partito democratico.

*Ex ministro del Lavoro, Pd

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Informazioni sull'autore

Alessio Garofoli

Nasco a Roma nell'anno in cui esplode la lotta armata. Come giornalista professionista e comunicatore mi sono sempre occupato di politica e affini.

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