Politica

Damiano: Pd senza un’ideologia

Cesare Damiano, già ministro del Lavoro
L'ex ministro: Al Pd? Manca un'ideologia. " i comitati civici di Renzi? Un diversivo". "Genova insegna: il tetto al deficit non è un dogma . Né lo sono le privatizzazioni". "Desidero un partito inclusivo, il superamento dei tortellini e dei cerchi magici, la separazione degli incarichi, di presidente del Consiglio o di Regione che sia, da quello di segretario del partito. Chi farà il segretario nel futuro dovrà avere solo quel ruolo e dirlo subito. Altrimenti, come si è visto con Renzi, due lavori cosi importanti sono incompatibili. Voglio cambiamenti radicali e chiari”
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Il Pd ammaccato è in cerca di idee per ripartire. E tra queste è circolata anche quella di cambiare nome. Ma “penso che il problema non sia quello di cambiare il nome, ma di cambiare la linea”, dice l’ex ministro del Lavoro Cesare Damiano.

di Alessio Garofoli

 

Quindi è d’accordo con Giachetti, per il quale non siete “una marca di saponette”.

 

“Assolutamente. Si tratta non di etichette accattivanti, ma di sapere qual è il tipo di sapone che ci serve: per questo penso che la battaglia congressuale dovrà essere sui contenuti. Personalmente mi batterò perché ci sia una discontinuità di metodo e di merito”.

 

Nel merito lei vuole il ritorno a una sinistra classica. Ma nel metodo?

 

“Sul metodo intendo un partito inclusivo, il superamento dei tortellini e dei cerchi magici, la separazione degli incarichi, di presidente del Consiglio o di Regione che sia, da quello di segretario del partito. Chi farà il segretario nel futuro dovrà avere solo quel ruolo e dirlo subito. Altrimenti, come si è visto con Renzi, due lavori cosi importanti sono incompatibili. Voglio cambiamenti radicali e chiari”.

 

E intanto c’è da fare l’opposizione. Come giudica l’idea dei comitati civici di Renzi?

 

“Francamente mi proporrei di far bene l’opposizione, che oggi appare molto debole, e di rifondare in primo luogo il Pd. Altrimenti questa può apparire un’altra via di fuga. Il Pd l’abbiamo quasi distrutto, divelto le sue radici. Bisogna piantare nuovi alberi. Ed è difficile fare un partito se non si ha una visione, un orizzonte, dico una parola che è stata messa all’indice: un’ideologia. Intesa come un contenitore di valori: per me quello fondamentale per un partito di sinistra è l’uguaglianza”.

 

È per questa mancanza di visione che, come detto da Martina, molti sentono il Pd distante?

 

“Lo siamo, perché purtroppo abbiamo portato avanti anche in tempi recenti politiche molto contaddittorie, incomprensibili. Da una parte abbiamo messo giustamente al centro la lotta all’evasione fiscale, dall’altra abbiamo alzato il limite del contante. Abbiamo introdotto positivamente e per la prima volta il reddito di inclusione, ma abbiamo eliminato la tassa sulla prima casa anche per i più ricchi. E poi, abbiamo messo miliardi per incentivare il lavoro a tempo indeterminato, ma abbiamo anche liberalizzato in modo spropositato i contratti a termine, togliendo per giunta qualunque protezione dal licenziamento illegittimo, se non quella monetaria. E’ evidente che una parte consistente del nostro popolo ci ha visto un disinteresse verso i più deboli”.

 

E molti ex elettori di sinistra si sono rivolti al M5S.

 

“Mah, io ero tra quelli che aupiscavano di tenere aperto un dialogo con 5Stelle al momento della formazione di un governo. Non tanto perché mi ero illuso sulla possibilità di arrivare a un accordo con un movimento che si dice di destra e di sinistra contemporaneamente, ma per sottrarli alla morsa di Salvini. Al tempo stesso l’analisi dei dati delle politiche ci conferma che parte importante del nostro elettorato è andato verso i 5Stelle e la Lega. Perché mentre noi abbiamo fatto una campagna elettorale opaca, insistendo sulle 100 cose ben fatte che avremmo riproposto, loro proponevano slogan non dico giusti ma semplici, elementari ed efficaci”.

 

Ma gli slogan sono promesse. E ora il governo paventa l’attacco dei mercati.

 

“A questo proposito, dobbiamo avere il coraggio di dire che se l’Italia ha problemi gravi di infrastrutture, come si è visto a Genova, siamo d’accordo sullo sforamento del deficit per investimenti. Non dobbiamo essere difensori del dogma del rigorismo europeo, che ha fatto passare alla Grecia la Via crucis della macelleria sociale. E penso anche che dovremmo dire che una nazionalizzazione equilibrata dell’economia strategica non sia una perversione economica”.

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