Politica

Damiano: “Il Pd ha ritrovato la sua base unita”

Il significato delle primarie ad un anno dalla dolorosa sconfitta del 4 marzo
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di Cesare Damiano*

È il 30 settembre dello scorso anno quando il Partito Democratico riempie piazza del Popolo a Roma. L’immagine chiave di quel giorno è quando, più volte, da quella folla di militanti e simpatizzanti si leva, tonante, il grido “Unità”! Unità!”. Quella folla colorata e determinata è il segnale. Quella folla rifiuta sia di arrendersi al trionfo dell’armata gialloverde, sia di chiudersi in casa con un secchio di popcorn e un bicchiere di ingiustificato cinismo. Vuole reagire. Vuole battersi senza rassegnazione. E vuole il proprio partito protagonista della lotta politica.

È il momento più difficile di una lunga traversata del deserto. Il 4 marzo 2018 il Pd ha incassato una sconfitta umiliante. Il Paese ha scelto il Movimento 5 Stelle. Molte settimane più tardi, un politico per nulla ‘nuovo’, anzi, di lungo corso, come Matteo Salvini riesce in un’operazione che ne attesta la sagacia. Con il 16 per cento dei voti, raccolto mettendo sotto il tappeto la polvere nordista e assumendo il ruolo di difensore degli italiani dalla ‘invasione’ dei migranti, messi all’angolo l’ossidato Berlusconi e la più debole Meloni, riesce a diventare il perno del nuovo Governo.

Il Pd, con un segretario volenteroso la cui unica missione è portarlo al Congresso, viene dato per moribondo. E, di fatto, non fa politica. Non incarna un’alternativa, non si oppone se non a colpi di post e tweet. I commentatori intonano lo scontato ‘de profundis’.
Quel che pochi vedono è che in un’epoca in cui ci viene spiegato un giorno sì e l’altro pure che la ‘gente’ è solo massa di manovra di leadership autocratiche capaci di condizionarne gli umori a proprio piacimento, quella stessa ‘gente’ continua a rapportarsi con la realtà in cui vive, a osservare e giudicare. E ad agire di conseguenza.

Domenica, il corpo collettivo di quel milione e ottocentomila persone che ha deciso di uscire di casa e mettersi in coda ai seggi delle primarie, ha preso la sua decisione. E ha dato un fortissimo segnale di discontinuità, premiando coloro che si sono impegnati a formulare una proposta in controtendenza con tutti i postulati di questo tempo.

Il voto delle primarie del 3 marzo, un anno dopo quella che era sembrata la ‘fine’, ci consegna una base democratica unita che intende battersi vigorosamente per costruire una solida alternativa allo sguaiato e inconcludente caos sovranista.

Nicola Zingaretti, insieme a tutti coloro che si sono impegnati per accendere quell’alternativa, dispone, ora, di quella solida base. Un patrimonio su cui investire ogni energia e l’intelligenza collettiva di tutti noi per compiere questa missione.

*Già ministro del Lavoro

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