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Damiano: “Di Maio-Boeri, polemica sul nulla”

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Anche lui, durante la scorsa legislatura, quando presiedeva la commissione Lavoro di Montecitorio, ha avuto scambi di vedute non certo soft (sugli esodati), con Tito Boeri. Ora che il presidente del’Inps è coinvolto in una nuova querelle, stavolta con Luigi Di Maio a proposito del Dl dignità, il Pd Cesare Damiano dice che “su questo argomento, i dati, si sta facendo un gran polverone”.
In che senso?
“In primo luogo un ministro dovrebbe sapere che le relazioni tecniche danno una qualità politica ai provvedimenti che accompagnano. Sarebbe quindi salutare leggerle prima e soprattutto coordinarne la scrittura. Non si può scoprire dopo che ci sono valutazioni che possono andare in direzione diversa da quella che si prefigge il legislatore”.
E questa era per Di Maio. Mi aspetto qualcosa anche su Boeri…
“Purtroppo chi detiene i dati – Ragioneria, Inps e altri, anche l’Istat -, nonostante l’apparente oggettività che i dati dovrebbero rappresentare, esercita un forte potere di condizionamento sulle scelte politiche. E quindi bisogna sapere che quando si chiede una valutazione di copertura finanziaria, al di la dell’apparente oggettività, essa è frutto di un conflitto politico che può nascondere diverse visioni dello stesso problema”.
E’ una polemica che torna spesso. Può fare qualche esempio?
“Io ho avuto moltissimi scontri, da quando ho fatto il ministro nel 2007 a quando sono stato successivamente presidente della Commisione lavoro, con la Ragioneria dello Stato e l’Inps a proposito della valutazione delle coperture necessarie. La questione che vorrei ricordare è quella, famosa, dei cosiddetti esodati, coloro che purtroppo a causa della brutalità della legge Fornero, essendo disoccupati, si sono visti spostare il traguardo pensionistico anche di sei anni. Persone entrate nel tunnel della povertà. La prima valutazione dell’Inps, e Boeri non c’era, fu di 50mila lavoratori rimasti in trappola. Sei mesi dopo, sempre su input dell’Inps, la ministra Fornero diede un nuovo numero alla Camera, con un balzo incredibile: 392mila persone. Otto volte tanto. Poi, dopo le previsioni che di solito sono sballate, arriva il consuntivo: che è stato nel dicembre 2013, a fronte di 11 miliardi e 600 milioni stanziati, di 172mila persone da salvaguardare. Ancora un’altra cifra, meno della metà della più alta, più di tre volte tanto la più bassa. Se qualcuno mi parla di scientificità mi fa veramente sorridere. Ma non basta, perché le previsioni di solito gonfiate dell’Inps sulle prime salvaguardie hanno consentito risparmi per proseguire le successive salvaguardie per portarle complessivamente a otto. Anche in quel caso una platea potenziale alta rispetto alla realtà, tant’è che l’ultima previsione dell’Inps sull’ottava salvaguardia parlava di oltre 30mila lavoratori interessati, ma all’appello sono stati meno di 15mila, la metà”.
Stando così le cose, la polemica di questi giorni è sovradimensionata?
“Io inviterei tutti a non perdersi dietro a queste cifre che sono molto teoriche, soprattutto perché 8mila occupati in meno che ci sarebbero a seguito di un irrigidimento del contratto a termine attraverso le causali, e di un maggior costo del lavoro a tempo indeterminato, sono una goccia nel mare delle assunzioni annuali. Ci stiamo perdendo dietro la zero virgola…”.
Lei parla di numeri, ma la contesa è sulla “manina” che ce li avrebbe messi.
“Di Maio prende farfalle quando parla di manine, farebbe bene a darsi una regolata e a costruirsi uno staff di controllo delle relazioni tecniche più efficace. Boeri, quando si sente offeso perché si mette in discussione la scientificità dei suoi dati, si faccia un esame di coscienza su quelli che ha dato in passato, che mi pare fossero molto ballerini”.
Ma per Confindustria la perdita di posti di lavoro causata dal decreto potrebbe essere maggiore di quanto prevede l’Inps.
“Penso che tutto sommato la previsione contenuta nella relazione tecnica sia assai benevola nei confronti degli effetti reali che potrebbe avere il decreto, ma aggiungo che questa valutazione andrà completamente azzerata e riformulata perché il governo annuncia di voler introdurre nel decreto un correttivo che si chiama incentivo per la stabilizzazione a vantaggio delle imprese, correzione che vanifica quella cifra e potrebbe portarla dal negativo al positivo. La mia esperienza mi dice che si capirà esattamente quel che succederà solo a consuntivo, dopo che per almeno un anno le norme avranno agito sul mercato del lavoro. Chi pretende di fare previsioni scientifiche fa un’affermazione supponente”.
A proposito di modifiche, pare che torneranno i voucher.
“Non mi risulta che ci siano nel testo attualmente in discussione. Ma intanto, per quanto riguarda l’agricoltura, per esempio, i voucher già esistono, tracciati e con forti limitazioni. Dopodiché se il governo vuol limare i tetti sull’agricoltura, si può discutere: fermo restando che i voucher in agricoltura debbono essere esclusivamente destinati a studenti fino a 25 anni, a pensionati o a disoccupati, non possono riguardare il normale lavoro dipendente, e credo sia giusto. Estenderli ad altri settori credo sarebbe estremamente negativo, perché faremmo rientrare dalla porta quel che è uscito dalla finestra: vogliamo ricordare l’abuso di cui anche il M5S parlava addirittura tacciando lo strumento di schiavismo? Che senso ha scrivere un decreto ‘dignità’ che nelle parole di Di Maio è la Waterloo del precariato, cosa ovviamente assurda, e mentre si restringono le norme per contratti a termine e lavoro interinale, si ripristinano i voucher che sono la quintessenza dello sfruttamento, se non debitamente utilizzati? Mi pare francamente contraddittorio”.
Che pensa della proposta di legge che prevede una una stretta sulle aperture domenicali dei negozi?
“Io sono contrario alle liberalizzazioni estreme introdotte nell’ultimo periodo. L’idea che in quanto cittadino consumatore debba essermi consentito di comprare il salame alle tre di notte non mi convince, perché è evidente che dobbiamo contemperare i commerci con, diciamo, la dignità del lavoro di chi opera in quei settori: sia esso il piccolo imprenditore, il negoziante, il dipendente. Penso che la via maestra sia quella degli accordi sindacali, settore per settore, che costruiscono gli abiti su misura della flessibilità. Ma ai lavoratori, secondo me, va garantito il fatto che nelle feste comandate civili e religiose l’attività sia sospesa, per consentire alle famiglie di riunirsi. Poi chi lavora nella ristorazione o in altri settori dà per scontato che il giorno di Natale o Capodanno si serve a tavola. Sono per una restrizone regolamentata e limitata che superi la diatriba tra lavoratori e aziende alla quale abbiamo assistito in molte circostanze: non è necessario aprire 7 giorni su 7, 24 ore al giorno. E poi, se vogliamo contemperare le potenzialità del supermercato con quelle, minori, del piccolo commercio di prossimità, dobbiamo un po’ equilibrare la situazione”.
Parliamo del Pd. Che succederà al congresso?
“Intanto sono stato favorevole all’elezione di Martina, e ora, come sempre, guardo ai contenuti. La mia battaglia al congresso, l’anno prossimo, sarà quella di portare i contenuti sociali in un Pd che purtroppo li ha in parte dimenticati: lavoro, stato sociale, sviluppo. Penso che questa bandiera vada di nuovo innalzata, e mi batterò perché avvenga”.

Informazioni sull'autore

Alessio Garofoli

Nasco a Roma nell'anno in cui esplode la lotta armata. Come giornalista professionista e comunicatore mi sono sempre occupato di politica e affini.

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