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Damiano: “Basta col procrastinare il congresso”

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Ci siamo, domani c’è l’assemblea del Pd, che forse avrà un nuovo segretario dopo quattro mesi. Ma in ballo c’è ancora la data del congresso. Che secondo l’ex ministro ed ex deputato dem Cesare Damiano va tenuto il prima possibile. “La necessità viene dal fatto che non si può sottovalutare, com’è avvenuto, la serie di sconfitte storiche del Pd: dal referendum alle politiche fino alle amministrative. Non si tratta di un arretramento elettorale, siamo di fronte a un cambio di regime. E noi abbiamo commesso molti errori”, spiega.
Perché ritiene che le sconfitte siano state sottovalutate?
“Perché fin qui non c’è stata una vera discussione sulle cause. Il tutto avviene in una sorta di silenzio e di continusmo che non portano a nulla”.
E quali sono gli errori che avete commesso?
“Non mi iscrivo al torneo del ‘ha ragione/ha torto Renzi’, perché a mio avviso la responsabilità della sinistra a livello mondiale ci costringe in chiave storica a portare indietro le lancette a 40 anni fa. Quando, dopo decenni di sviluppo e di conquiste sociali e civili, si è messa la retromarcia: che si chiama liberismo, centralità del mercato. In questi 40 anni non siamo stati capaci di proporre un modello alternativo. Per dirla con Stiglitz siamo stati partecipi di governi che hanno scelto di privilegiare i più abbienti. Così nei decenni abbiamo perso l’anima”.
Una storia che parte da lontano…
“Già nel 2013 con Bersani non vincemmo le elezioni. Del resto una parte del Pd andò a quel confronto dichiarando che le riforme di Monti erano la nostra piattaforma politica: chiaramente siamo andati contro un muro. Renzi porta la responsabilità, dopo le attese suscitate in molti – ma non nel sottoscritto perché, come tutti sanno, sono sempre stato critico -, di non aver fermato questa deriva ma, anzi, di averla accelerata”.
Però anche LeU va molto male alle urne.
“La scissione non ha pagato, anche perché la sinistra vista nel suo complesso è percepita dai suoi elettori come una forza che non ha saputo nel tempo difendere la sue ragioni. L’estrema sinistra fa parte di questa percezione. Il punto è rifondare una forza che sia capace di risvegliare l’identità di sinistra. Sto rileggendo un testo di Bauman del 1976, Socialismo. Utopia attiva. Già allora il filosofo prevedeva che governi, di qualunque colore fossero, tutti intenti esclusivamente a discutere di bilanci e tassi bancari avrebbero inevitabilmente inaridito la loro ispirazione. E uccidendo l’utopia non sarebbero stati in grado di intervenire sul presente”.
Nel presente c’è il decreto dignità. Che ne pensa?
“Penso che Di Maio ne avesse assolutamente bisogno per contrastare l’influenza e l’indiscutibile capacità tattica di Salvini facendo emergere un suo punto di vista: politicamente e soprattutto mediaticamente. E’ evidente già nell’uso delle parole: la dignità non dovrebbe essere tirata in ballo vista la limitatezza dell’intervento. Ed è malriposta anche l’enfasi che ha usato nel parlare di ‘Waterloo della precarietà’: non c’è alcuna Waterloo finché non si prende il toro per le corna. Cioè se non si combatte la precarietà partendo dal vero punto: lo sconto sul costo del lavoro per le assunzioni a tempo indeterminato, che le renda convenienti. Ma non è neppure solo questione di cuneo fiscale più basso e in modo strutturale, a differenza di quanto si è fatto con il Jobs Act. Va fatta anche una lotta senza quartiere al lavoro nero, al dumping sociale, ai contratti pirata stipulati da associazioni che non hanno alcuna rappresentatività, alle finte partite Iva. Concentrare l’attenzione solo su contratti a termine e lavoro interinale vuol dire prendere la strada più corta e più facile, non risolvere i problemi. Ma è pur vero che il dl tratta molti argomenti, e separerei il giudizio sul contratto a termine dal resto”.
Cioè?
“Sulle causali concordo, e ritengo che il Pd non può che concordare, perché è un tema che avevamo in qualche modo evocato. In secondo luogo la diminuzione della durata del contratto a termine da 36 a 24 mesi non è nient’altro che un emendamento dell’onorevole Gribaudo del Pd all’ultima legge di bilancio. La diminuzione dei rinnovi è una cosa giusta che ci allinea al resto dell’Europa. Abbiamo visto che i contratti a termine sono cresciuti a dismisura, anche per effetto della cancellazione dei voucher, arrivando a superare la soglia dei 3 milioni di lavoratori coinvolti. D’altra parte, proprio su questo giornale qualche giorno fa, l’onorevole Nannicini ha messo tra le dimostrazioni di incoerenza che ci hanno fatto perdere quella di ‘aver messo al centro il tempo indeterminato con il Jobs Act, ma al tempo stesso aver liberalizzato il tempo indeterminato’. Ritengo giusta anche la decisione di innalzare il risarcimento in caso di licenziamento individuale illegittimo: è esattamente l’emendamento di cui ero primo firmatario che passò in commisione Lavoro della Camera nella scorsa legislatura. Una proposta che giustamente cercava di riequilibrare il rapporto tra impresa e lavoratore, nel momento in cui non c’è più la reintegra, e il giudice non può nemmeno alzare il compenso risarcitorio che è predeterminato. Quanto però al lavoro interinale, la soluzione trovata da Di Maio di equipararlo al contratto a termine è sia politicamente che culturalmente sbagliata, figlia di un’impostazione ideologica. Perché? Perché quel contratto costa dal 20 al 30 per cento in più di tutti gli altri, a termine e no. Se la stella polare, come ho ripetuto dal 2007 quando ero ministro del Lavoro, è che il lavoro flessibile deve costare significativamente di più di quello stabile, il contratto di somministrazione in stile europeo va esattamente in quella direzione. Quindi mi auguro che nella battaglia parlamentare quelle misura venga tolta dal decreto”.
Come giudica le misure per le famiglie presentate qualche giorno fa da Martina?
“Mah, mi pare che vada nella giusta direzione. Anche perché sulla questione del reddito di cittadinanza, sappiamo che la prima versione del M5S era piuttosto ideologica e insostenibile. Quindi probabilmente il governo dovrà prendere come base di riferimento il Reddito di inclusione, per allargarne e facilitarne l’utilizzo”

Informazioni sull'autore

Alessio Garofoli

Nasco a Roma nell'anno in cui esplode la lotta armata. Come giornalista professionista e comunicatore mi sono sempre occupato di politica e affini.

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