Politica

Dall’Abruzzo alle europee, gialloverdi di lotta e di governo

Il voto abruzzese di domenica, con il netto sorpasso della Lega sui Cinque Stelle in declino – rispettivamente 27,5% e 19% – è facile che spinga le due forze politiche a differenziarsi l’una dall’altra in misura ancora più pronunciata nella campagna elettorale europea che si aprirà ufficialmente fra poche settimane.
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di Giuliano Torlontano

Ma che di fatto è già stata anticipata, in questi ultimi mesi, dal conflitto prima strisciante poi esplicito fra il movimento di Salvini e quello capeggiato dal suo alleato Di Maio. Tuttavia – a compensazione della concorrenza elettorale che spingerà i due vicepremier a guardare ciascuno al proprio orticello – una scelta comune, sempre in vista delle europee, sembra unire gli alleati-concorrenti: la radicalizzazione dello scontro politico all’interno dell’Unione – nel mirino Bruxelles e Parigi – nonché sul piano nazionale, come dimostra l’assalto alla Banca d’Italia, sul filo di una dura polemica contro il sistema creditizio che sarà condotta anche e soprattutto nella commissione parlamentare d’inchiesta affidata al grillino Paragone. Nei confronti di Bruxelles vedremo meglio nelle prossime settimane quale sarà la linea. Senza dimenticare che l’Italia è ancora sub iudice per i suoi conti pubblici, nonostante la rinuncia di Bruxelles alla procedura d’infrazione dopo una legge di bilancio che alla fine ha recepito le richieste di Juncker, ma la cui attuazione resta sotto osservazione e che le previsioni non certo rosee (Pil leggermente al di sopra dello 0%) potrebbero rendere sostanzialmente superata, aprendo le porte ad una manovra correttiva nient’affatto leggera.
Peraltro, la Commissione del dopo voto europeo potrebbe essere molto diversa da quella attuale, e la pressione di Bruxelles, che non si è affatto allentata in queste settimane, non è detto che resti inalterata se il voto di maggio dovesse cambiare gli equilibri politici dell’Unione, secondo il progetto della maggioranza giallo-verde. “Portare la rivoluzione in Europa”, ha annunciato più volte Di Maio. Più rilevante è, comunque, la scelta di attaccare politicamente la Francia.
Macron ha scelto da tempo di giocare il suo futuro consenso politico-elettorale sul piano di una netta contrapposizione ai ‘sovranisti’, identificando proprio l’Italia come quel laboratorio politico euroscettico che va contrastato fino in fondo per evitare ‘il contagio’. Di rimando, Cinque Stelle e Lega vedono nel capo dell’Eliseo l’antagonista contro il quale far valere lo strappo italiano dalla ‘vecchia’ Europa. Lo scontro italo-francese pare dunque destinato a durare nonostante i ‘distinguo’ e le rassicurazioni di Conte e del ministro degli Esteri, impegnati a separare i due piani: quello elettorale e quello più propriamente di governo. Distinzione non facile e mai sperimentata prima di oggi nella storia politica italiana.
Già il presidente del Consiglio aveva in qualche modo teorizzato i due livelli, davanti al primo episodio della polemica italo-francese, quello che vide Di Maio accusare la Francia di colonialismo in Africa. In quell’occasione Conte dichiarò, a giustificazione delle parole del vicepremier: “La campagna elettorale può costituire, per le forze politiche europee, una buona occasione per confrontarsi su temi e questioni di politica europea ed estera”. Ma quando si arriva ad un passo dalla crisi diplomatica, con l’ambasciatore di Francia richiamato in patria dopo l’incontro del vicepremier Di Maio con i gilet gialli, ci pensa il ministro degli Esteri Moavero, rompendo all’improvviso il silenzio, ad ammonire – vedi l’intervista apparsa ieri su La Repubblica – che la “dialettica interna” non va trasferita a quella “fra Stati”, altrimenti ne scaturisce, “un cortocircuito fra governi”. Così come le parole del ministro dell’Economia Tria in difesa dell’indipendenza della Banca d’Italia suonano come il tentativo di non coinvolgere il governo nell’attacco all’ Istituto di Via Nazionale, nonostante si siano esposti i due vicepremier. È una maggioranza ‘di lotta e di governo’. E lo sarà almeno fino alle elezioni europee di maggio, al prezzo – per Conte, Tria e Moavero – di ‘congelare’ l’attività di governo, lasciando il palcoscenico ai due leader politici immersi completamente nella campagna elettorale. Con quale risultato lo diranno gli elettori.
Ma il premier fin da questo momento rischia un progressivo logoramento.

Informazioni sull'autore

Alessio Garofoli

Nasco a Roma nell'anno in cui esplode la lotta armata. Come giornalista professionista e comunicatore mi sono sempre occupato di politica e affini.

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