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Creed II, l’omaggio al mito di Rocky Balboa nell’America di Trump

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“La vita riserva un sacco di colpi bassi” dice ad un certo punto Rocky Balboa, ma poi, una gamba alla volta, ci si rialza e si affronta il round successivo. Funziona così, è la legge di Rocky, che negli anni non cambia, anche se a cambiare è tutto il resto. Poco importa se sono passati 34 anni, l’Unione sovietica non c’è più e la guerra fredda è solo un ricordo lontano. Nell’America di Trump il patriottismo lascia il posto all’introspezione e Creed, che non è Apollo ma il figlio Adonis, sale sul ring e affronta Drago non per vendetta, ma per chiudere il cerchio, per essere finalmente in pace con se stesso e per vivere serenamente con la famiglia e gli affetti sinceri che lo circondano. È questa, in estrema sintesi, la trama di Creed II, al cinema da oggi.

Il personaggio principale, lo dice il titolo, è Adonis Creed, interpretato per la seconda volta da Michael B. Jordan, ma il protagonista è Rocky non solo Stallone, ma il mito. Tutto il film, che nasce direttamente dalla trama di Rocky IV, è un omaggio, rispettoso e credibile, ai valori e alla leggenda del personaggio, che inciampa e cade, ma non resta mai a terra. È il mito italo-americano e quindi universale. La bravura di Stallone, perfetto in un ruolo che nel 2015 gli è valso il Golden Globe come attore non protagonista è quello di sapersi tirare indietro al momento giusto. Suoi i personaggi e la sceneggiatura, sua la produzione, ma non la regia, affidata al 30enne Steven Caple Jr, che riesce nel compito non semplice di non copiare e il film regge il confronto. Creed II, che non è altro se non Rocky VIII ha una sua personalità e rappresenta il degno finale di una storia che ha attraversato mezzo secolo affascinando padri, figli e nipoti.

Un bel film, che piace non solo ai nostalgici. Anche se l’idea di rivedere Rocky sul ring contro Ivan Drago è suggestiva. E pazienza se non indossano i guantoni ma stanno ai bordi, se capelli grigi e rughe li invecchiano: non c’è persona che non abbia sentito almeno una volta quel “ti spiezzo in due”, che di certo è entrato nella storia del cinema. A vincere, però, non è la nostalgia, perché la storia si regge sulle sue gambe. La leggenda aggiunge fascino ma non sostanza. Convince anche il cast oltre agli imprescindibili Sylvester Stallone e Dolph Lundgren, fanno bene anche i giovani Michael B. Jordan, lanciatissimo protagonista di Black Panter, candidato a sette premi Oscar, e Florian ‘Big Nasty’ Munteanu, pugile professionista.

Negli Stati Uniti il film, uscito nel mese di novembre, ha incassato 112 milioni di dollari, appena un paio in più di Creed. Ora la palla passa all’Europa e all’Italia che non deluderanno le attese. Del resti anche per l’antenato Rocky IV, nel 1985, più della metà dei 300 milioni incassati arrivarono dai cinema al di qua dell’Atlantico.

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