Politica

Così la Francia “smaltisce” i migranti

Il caso dello sconfinamento dei gendarmi è il segno di un fenomeno che ha colto l’Europa impreparata
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di Paolo Di Mizio

La Francia ha ammesso lo sconfinamento dei gendarmi che a bordo di un furgono hanno scaricato due migranti in un boschetto italiano.
Diciamo subito che restiamo stupefatti di fronte all’accaduto, un sistema di “smaltimento migranti” così spicciolo, così affine alle tecniche dei ladri di polli, che giunge del tutto inaspettato da parte di un Paese orgoglioso della sua grandeur, un ex impero che, dismesse le colonie, era diventato il Paese più accogliente d’Europa, che conduce tuttora una politica da grande potenza, che mantiene nella sola Africa (in 8 Paesi) notevoli contingenti in armi, e che si enumera tra le due uniche potenze nucleari europee.
Diciamo anche che l’accaduto, inclusa la disinvoltura mostrata dai gendarmi (e ripresa in video da alcuni agenti dei servizi italiani, che casualmente si trovavano sul luogo), lascia immaginare che la Francia già altre volte in passato abbia utilizzato questi sistemi spiccioli per “scaricare” qualche dozzina di migranti. Un’inezia rispetto alla magnitudo del problema. Ma la cosa, per certi aspetti, è perfino più grave di quanto avvenne a Bardonecchia nel marzo scorso, quando gendarmi francesi sconfinarono per inseguire un migrante e lo sottoposero ad accertamenti giudiziari in territorio italiano senza avvertire la nostra polizia.

Quella migrazione epocale
dal sud al nord
che ha fatto perdere la testa
al Paese dei galli

Tuttavia, detto questo, bisogna capire che solo di recente la Francia, così come la Spagna (da mesi ormai sottoposta a un record di arrivi di migranti irregolari), si è resa conto che la migrazione epocale sud-nord è una bomba a orologeria dagli effetti dirompenti. Il ricorso a un metodo così meschino e così ininfluente sui grandi numeri, come il trasporto di una coppia di migranti in Italia per poi indirizzarla verso il boschetto circostante, fa capire che il Paese dei galli ha perso la testa. Non a caso due giorni fa il quotidiano Le Figaro titolava: “Migranti, una sfida immensa per Castaner (il nuovo ministro dell’interno, ndr)”.

L’Europa impreparata
e il rischio del ripristino
delle frontiere
tra gli Stati dell’Unione

Qualcuno, sulla scia dell’indignazione suscitata dal caso, auspica il ritorno a frontiere rigide tra Paesi europei, ma questa sarebbe la meno auspicabile delle soluzioni. L’abolizione delle frontiere è uno dei grandi successi (purtroppo uno dei pochi) nella costruzione dell’Europa. Il problema non sono le frontiere, il problema è la politica dello struzzo.
La Francia, come gli altri, è arrivata impreparata all’evento epocale delle migrazioni. Si rifletta su questi numeri. Le domande d’asilo dall’inizio dell’anno in Francia sono state 130.000 con un aumento del 15% rispetto al 2017 e del 105% in cinque anni (dal 2013), mentre l’Italia – per avere un termine di paragone – da gennaio a luglio ha registrato 16.935 arrivi con un calo dell’80% sull’anno precedente (le provenienze dalla Libia addirittura giù dell’86%: neutralizzare le navi delle Ong ha funzionato). Scrive Le Figaro che i costi per la sola “lavorazione” delle domande d’asilo in Francia sono lievitati enormemente e che sono diventati “quasi un segreto di Stato”. Nel 2013, con 66.000 richiedenti, avevano superato il miliardo di euro, ora presumibilmente sono più che raddoppiati, forse triplicati.
Tutto questo, dicevamo, è frutto della miopia non solo della Francia, ma dell’intera Europa. Riteneva fino a ieri di poter scaricare il peso dei flussi quasi interamente sull’Italia. Ma siamo tutti su una stessa barca e, come si è visto, appena l’Italia ha tappato la falla, si sono allagati gli altri Paesi.

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