Economia Giovani Governo Lavoro Pensioni Politica economica Politiche sociali Povertà

Conte: Il faro? L’articolo 3 della Costituzione

Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, agli Stati generali dei consulenti del lavoro
L’Intervento. Il presidente del Consiglio. Difende i provvedimenti adottati dal Governo agli Stati generali dei consulenti del lavoro. “Troppi cittadini sono ai margini del sistema produttivo, con il Rdc rilanciamo le politiche attive del lavoro”
Web Hosting

Ecco l’intervento del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte (“Il nostro faro? L’articolo 3 della Costituzione”), pubblicato nell’edizione odierna del Nuovo Corriere Nazionale. Per leggere gratuitamente l’edizione digitale sfogliabile da pc, tablet e smartphone basta andare su https://www.nuovocorrierenazionale.com.Per andare direttamente all’edizione di oggi del giornale sfogliabile il link è: https://www.nuovocorrierenazionale.com/edizione-digitale

 

di Giuseppe Conte*

 

Tanti, troppi cittadini purtroppo sono ai margini del sistema produttivo e delle opportunità di occupazione. Rimuovere questa situazione è un obiettivo del nostro Governo. Da subito abbiamo lavorato per cercare di favorire un’occupazione stabile per cercare di recuperare al circuito produttivo tutti i cittadini che sono emarginati. La nostra stella polare è l’articolo 3 secondo comma della Costituzione. L’uguaglianza sostanziale di cui al secondo comma dell’articolo 3 non c’è se i cittadini non sono recuperati al mondo della produzione, al circuito produttivo. Perché difficilmente possiamo pensare che altrimenti possano con pieni diritti, con piena consapevolezza partecipare al gioco democratico alla vita associata, alla vita politica e sociale.

 

È questo il nostro obiettivo, che ci proponiamo di perseguire con il reddito di cittadinanza. Qualcuno, nell’ampio dibattito che ha accompagnato e sta accompagnando questa riforma, ha sollevato e solleva a varie perplessità, varie preoccupazioni. Le comprendiamo, ma andiamo avanti perché questa è la riforma più significativa, la più coraggiosa riforma della politica attiva del lavoro varata negli ultimi anni.

Quanto alle ragioni del differimento del varo del decreto al prossimo Consiglio dei ministri, la settimana prossima, stanno nel fatto che teniamo a fare le cose per bene. Si tratta di una riforma complessa, che stiamo studiando da mesi.

 

Una riforma che vogliamo, non come affermano alcuni, perché frutto di un’estemporanea promessa elettorale, ma perché è un passaggio qualificante, un manifesto politico per questo governo, un meccanismo per valorizzare il capitale umano oggi disperso l’Italia. Lo vogliamo recuperare appieno, questo capitale umano, e vogliamo creare dei percorsi anche di formazione mirati a far incontrare la domanda e l’offerta nel mondo del lavoro. Ne beneficerà, quindi, non soltanto la stabilità sociale, che è un valore importante da perseguire nel nostro sistema democratico, ma anche la produttività e l’occupazione. Ed è per questo che stiamo costruendo un percorso integrato complesso, complesso che vedrà coinvolti vari attori che saranno protagonisti di questo cambiamento. (…)

 

(…) Passaggio importante sarà quindi l’offerta di un patto per il lavoro e anche di un patto per la formazione. Abbiamo costruito questi due meccanismi che dovranno interloquire tra di loro e integrarsi.

 

I datori di lavoro che assumeranno i beneficiari del reddito di cittadinanza potranno contare su sgravi contributivi, come necessario per una politica attiva del lavoro che ha l’obiettivo di incentivare un’occupazione stabile.

 

E all’occupazione stabile abbiamo mirato sin dal primo momento con il varo del primo, significativo provvedimento riformatore: il decreto dignità.

Credo non sia sfuggito a nessuno che sin dall’inizio abbiamo coniugato al concetto di lavoro il concetto di dignità. Ci piace che questi due concetti marcino all’unisono insieme. Senza lavoro la dignità è a rischio, ma è chiaro che la dignità sociale non può prescindere da un’occupazione stabile.

 

Per questo col decreto dignità abbiamo lavorato per incentivare i contratti a tempo indeterminato. Noi non demonizziamo i contratti a tempo determinato, è una realtà che rientra nella logica della flessibilità dei rapporti di lavoro. Però è chiaro che una precarizzazione a vita non può essere l’orizzonte di una politica economica e sociale che voglia essere come tale, con la P maiuscola.

 

Ed è anche la ragione anche per cui abbiamo lavorato per contrastare il fenomeno della delocalizzazione delle imprese. Per salvaguardare i livelli occupazionali, rispondendo quindi ad esigenze di giustizia e contrastando fenomeni di dumping occupazionale.

 

Ancora, il nostro approccio alle politiche del lavoro presenta due profili caratterizzanti: il sostegno passivo, che certo è indispensabile per sollevare a milioni di cittadini da una condizione di povertà inaccettabile per una democrazia moderna, e le politiche attive necessarie per permettere a chi riceve benefici di partecipare alla creazione di beni e servizi, generando benefici economici per tutti e quindi crescita a beneficio di tutti.

 

Un altro passaggio di questo processo riformatore che realizzeremo nel prossimo consiglio dei ministri sarà ‘quota 100’. Anche qui vorrei fare qualche precisazione. ‘Quota 100’ la stiamo impostando non solo come una riforma della Fornero, che ci è sembrata comunque ingiusta in sé nella misura in cui in un periodo di forte recessione ad alcuni lavoratori è stato di punto in bianco, da un giorno all’altro prospettato l’allungamento della vita lavorativa.

 

Era giusto intervenire per riparare a questa ingiustizia, ma anche – direi soprattutto – per assicurare un ricambio generazionale. Non voglio anticipare i dati previsionali, perché dobbiamo certamente aspettare la fase attuativa e come questa riforma si dipanerà nella sua applicazione. Anticipo solo che un’importante azienda dello Stato, faccio anche il nome, l’Eni – ma non è la sola – nel 2019 per un lavoratore che andrà in pensione con questa riforma ne verranno occupati due barra tre.

 

Queste aziende di Stato io le ho già riunite a Palazzo Chigi anche per incentivare il piano di investimenti che ci sta molto a cuore. Avremo un altro incontro a fine gennaio e continueremo a lavorare con loro e con tutti gli imprenditori illuminati del nostro paese per cercare di valorizzare al massimo queste riforme, che stiamo varando prevedendo anche incentivi alle assunzioni.

 

 

*Si tratta di alcuni passaggi del discorso del premier Conte agli Stati generali dei consulenti del lavoro

Informazioni sull'autore

ncn

Sfoglia Gratis l’edizione di oggi:

ULTIMA EDIZIONE NCN

on-line tutti i giorni tranne il lunedì

manifesto


Web Hosting