Sport

Con la riforma dello Sport un Coni… fuori dai Giochi

Può intervenire il Cio, tra le possibilità la sospensione del Comitato olimpico Nazionale a causa della mancata autonomia dalla politica. A rischio anche Milano-Cortina 2026
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Dal Consiglio Nazionale del Coni è arrivata per Giovanni Malagò una precisa indicazione: trattare con il Governo a partire dall’incontro in programma lunedì a Palazzo Chigi con Giorgetti per cercare di contenere il più possibile una riforma che potrebbe diventare una sorta di epitaffio per il Comitato Olimpico Nazionale, che rappresenta la storia ma anche il nucleo principale dello Sport italiano.
Si tratta di uno dei pochi settori nazionali dei quali andare orgogliosi e che funziona, Malagò ha incassato il sostegno e gli applausi a scena aperta del Consiglio, mentre il documento portato all’approvazione è stato sottoscritto da tutti se si eccettua qualche assenza illustre (Gravina per il Calcio, Petrucci per il Basket, Binaghi per il Tennis e lo storico ‘nemico’ Barelli per il Nuoto). I risultati sono indiscutibili, l’Italia è fra le prime dieci potenze mondiali a livello sportivo con successi in tantissimi dei 387 sport che fanno capo al Coni, mentre sul piano amministrativo e finanziario c’è un attivo di 28 milioni l’anno: è evidente la preoccupazione che tutto questo possa andare perduto. Per Malagò si tratta di una sorta di investitura a rappresentare lo Sport a 360 gradi con l’obiettivo di posticipare ogni discorso sulla riforma al 2021. Anche ieri il presidente del Coni è stato chiaro: ‘Impossibile partire adesso, mercoledì prossimo verranno assegnati i contributi alle varie federazioni, complicato farlo nel 2020 quando tutte le attenzioni saranno alle Olimpiadi di Tokio’. Detto questo, il Governo tira dritto sulla sua strada con l’intenzione di partire proprio nel 2020, con la sola possibilità di apertura, pare, relativamente alle nomine della nascitura ‘Sport e salute’ in cui il Coni potrebbe ottenere un ruolo di peso, anche per affievolire le voci di pericolo riguardo all’autonomia dello Sport. Ma cosa può accadere adesso?
Intanto è a rischio la stessa esistenza del Consiglio Nazionale del Coni, in cui siedono i rappresentanti dei 28 Sport olimpici, delle Federazioni associate, degli eletti in quota Enti promozione, degli organismi territoriali, degli atleti, dei dirigenti e degli allenatori. Lo scollegamento dal Coni delle federazioni non olimpiche creerà di sicuro grandi grattacapi, mentre a chi spetterà il coordinamento delle fasi dei tornei di qualificazione? E con quali soldi? Se le convocazioni per i Giochi spettano al Coni, chi deciderà in caso di controversia? Senza contare i dubbi di tipo etico: se ‘Sport e salute’ sarà diretta emanazione del Governo, come sembra, chi dovrà pagare l’Iva? E a chi spetterà la gestione degli impianti attualmente appannaggio del Coni, dal Foro Italico allo Stadio Olimpico a quello Dei Marmi? A rischio c’è anche, inutile girarci intorno, il successo della candidatura Milano-Cortina 2026 ad effettuare i Giochi invernali: con un Coni depotenziato le possibilità diminuirebbero notevolmente. Lo stesso Cio (Comitato Olimpico Internazionale) starebbe valutando con grande attenzione la riforma del Governo, ben sapendo che nella Carta Olimpica è previsto che a tutti i Comitati nazionali debba essere garantita autonomia e indipendenza dalla politica, pena la sospensione. Appunto.

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