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Chiusure domenicali, il piano dei commercianti

Serrande giù per 12 festività, liberi i “piccoli”: le proposte. Da aprile via alle audizioni in Commissione. “No” dei Cinquestelle, Lega possibilista
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Le audizioni sulla proposta di legge sulle chiusure domenicali dei negozi cominceranno ad aprile. La Commissione attività produttive della Camera sta ragionando su chi convocare per le 26 sedute in programma, per le quali non è ancora stato approvato il calendario. Calendario sul quale pesa – politicamente – il “no” che il Movimento 5 Stelle ha già espresso nei confronti della proposta avanzata dalle associazioni di categoria del commercio (Confcommercio e Confesercenti in primis) che prevede di tenere chiusi gli esercizi commerciali per 12 festività e di lasciarli aperti la domenica. Nei giorni scorsi, Luigi Di Maio ai suoi ha ribadito che l’impianto non si tocca. Possibilista appare essere invece la Lega che potrebbe rivedere il numero delle chiusure domenicali, ma al momento i lavori sono legati alle audizioni. Solo dopo si lavorerà ad un testo base.

La proposta delle categorie

Il mondo della distribuzione italiana mette come punto cardinale della sua proposta sulle chiusure domenicali una distinzione fra punti vendita sopra e sotto i 400 metri. Per i primi, l’idea è quella di fissare una chiusura per dodici festività l’anno alle quali aggiungere quattro chiusure in altrettante festività a scelta delle Regioni. Questo prevede però la libertà di tenere aperto la domenica e di non prevedere per legge alcun vincolo per i negozi sotto i 400 metri quadrati di ampiezza, ovunque si trovino. Fa parte della proposta anche la richiesta di mantenere la libertà di apertura notturna introdotta dal 2012. Hanno sottoscritto il documento inviato all’attenzione di Palazzo Chigi Federdistribuzione (grandi catene di super e ipermercati), Ancd-Conad (la struttura sindacale delle cooperative aderenti al consorzio Conad), Confcommercio, Confesercenti, Ancc-Coop (cooperative di consumatori) e Adm (associazione distribuzione moderna) mentre Confimprese si dice contraria ad ogni tipo di mediazione.

È questa l’alternativa al disegno di legge – che ha come primo firmatario il leghista Andrea Dara – in discussione che vorrebbe introdurre limitazioni ben più rigide: oltre alle 12 festività con le saracinesche abbassate, ci sarebbero anche 26 domeniche chiuse su 52, ossia la metà. Con tanto di sanzioni amministrative da 10 a 60mila euro. II disegno di legge prevede invece negozi chiusi dalle 22 alle 7 del mattino, pur lasciando libertà ai punti vendita sotto i 150 metri quadrati. Ma anche su questo le organizzazioni del commercio avrebbero trovato un compromesso.

Le reazioni

“Si tratta di una proposta equilibrata che vede anche i consumatori d’accordo, e che limiterà i danni legati alla volontà del Governo di contrastare le liberalizzazioni nel settore del commercio. Il patto messo a punto dalle organizzazioni della distribuzione, infatti, salva i piccoli negozi consentendo loro di rimanere aperti tutto l’anno e contrastare la concorrenza di grandi catene e multinazionali straniere che oramai hanno invaso strade e centri commerciali del nostro Paese. I consumatori, dal canto loro, potranno continuare a fare acquisti la domenica e nei giorni festivi nei negozi di piccole dimensioni, senza subire le assurde limitazioni che il Governo vorrebbe introdurre”. Parole del presidente del Codacons, Carlo Rienzi.

“L’assist del mondo della distribuzione sulle chiusure festive è un atto di buona volontà che il governo ha il dovere di cogliere al volo: punti vendita sopra i 400 metri quadrati chiusi per dodici festività l’anno più altre quattro chiusure in altrettante festività a scelta delle Regioni. In cambio, libertà di tenere aperto la domenica senza vincoli anche per i negozi sotto i 400 metri quadrati”, così Anna Maria Bernini, presidente dei senatori di Forza Italia.

“Tutti i commercianti in coro dicono: #LiberaSpesa! Tutte le principali associazioni del commercio hanno raggiunto un accordo per dire chiaro e tondo al governo che la chiusura domenicale e serale è una fesseria che danneggerebbe tutti, grandi e piccoli. Al massimo può essere accettabile qualche obbligo di chiusura festiva”, scrive su Facebook Andrea Mazziotti, della direzione nazionale di +Europa e promotore della raccolta firme contro le chiusure domenicali dei negozi.

“Apprezziamo che le associazioni del commercio abbiano trovato una soluzione condivisa sulla chiusura dei negozi per 12 festività, rispetto a un governo che li aveva gettati nell’incertezza assoluta presentando ben quattro testi diversi, due della Lega, uno del M5s e l’ultimo del relatore. Si tratta di una sintesi che in realtà sta già sul tavolo della maggioranza da mesi, perché sostanzialmente è quanto c’è scritto nella proposta del Pd”, afferma Sara Moretto, capogruppo dem alla commissione Attività produttive della Camera.

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