Politica

Che fine fa il Terzo valico?

Non c’è solo l’inesistente tunnel del Brennero a turbare il sonno del ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli, ma anche il terzo valico che dovrebbe collegare il porto di Genova con Rotterdam, i cui lavori sono in forse, e resta incerta la sorte di oltre duemila lavoratori.
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di Sandro Roazzi

Una manifestazione di lavoratori edili a Roma non ha sciolto i dubbi, anche se il ministro ha cercato di tranquillizzare gli edili e i loro rappresentanti sindacali: tranquilli, fino a gennaio il lavoro c’è. Intanto sono allo studio i costi-benefici dell’opera prima della decisione finale. “Attenzione, l’impatto occupazionale di cui si deve tener conto non è limitato ai duemila dipendenti di oggi ma deve tener conto anche dei 5.500 posti di lavoro previsti per ultimare i lavori dei primi sei lotti”, ammonisce Giuseppe Manta, segretario generale della Feneal-Uil Piemonte.
E si chiede: “E se arrivasse un parere negativo che avverrà delle opere già ultimate, tunnel e il resto? Monumenti inutili che nel territorio descriveranno la più grande opera incompiuta mai verificatesi in Italia?”. L’inquietudine resta e l’incontro, a quanto pare, non ha dissipato dubbi ed ansie sul futuro. In discussione c’è il completamento della prima fase di lavoro del terzo valico, vale a dire la conclusione delle opere che riguardano il quinto lotto e quelle che devono essere avviate per il sesto. Con il faticoso debutto del decreto per Genova i sindacati edili temono che la questione del terzo valico finisca nelle retrovie, con conseguente blocco dei fondi stanziati. Il rischio per coloro che già lavorano nei cantieri potrebbe essere allora quello di un licenziamento. Tutto rimane in sospeso e l’incertezza non è un buon viatico. Anche perché c’è l’esempio della Tav, giunta dopo un percorso quanto mai travagliato alla settima verifica costi-benefici… Insomma c’è di che allarmarsi. Anche perché, fanno notare al sindacato, senza terzo valico e senza Tav quel settore d’Italia, ma non solo, rinuncerebbe a collegamenti internazionali vitali. Sarebbe come se il Nord ovest rinunciasse a connettersi con i percorsi economici del futuro oltre le Alpi. Una rinuncia, se suffragata da futuri stop alle opere, che più che nazional-ambientalista, forse potrebbe essere definita autolesionista. La questione ovviamente resta aperta, come pure la pressione di lavoratori e sindacati che vogliono vederci chiaro. Nessuna decisione finale è stata presa. Quello che però i lavoratori interessati si augurano è di non restare per troppo tempo in bilico.
Va bene che sono edili, ma il lavoro non può essere scambiato per un esercizio di equilibrismo. E la rete di sicurezza con una lettera di licenziamento.

Informazioni sull'autore

Alessio Garofoli

Nasco a Roma nell'anno in cui esplode la lotta armata. Come giornalista professionista e comunicatore mi sono sempre occupato di politica e affini.

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