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Caro Salvini, c’è posta per te

Di Maio e Conte presentano la card per il reddito di cittadinanza
M5S in piena offensiva per risalire sulla Lega, con la card per il ‘reddito’ si spera l’effetto domino. I rischi
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di Sandro Roazzi

 

Il reddito di cittadinanza ha ora la sua card, del tutto simile a quella postale. Ad officiare la sua nascita con orgoglio il presidente Conte ed il ministro Di Maio, secondo il quale è la prima di tre milioni di esemplari con i quali lo Stato intende tornare amico dei cittadini.

In particolare, secondo stime Istat, single e casalinghe, con i nuclei familiari del nord beneficiari per il 47,9%, quelli del sud per il 57%.

 

Ma la mossa non riguarda solo la misura-simbolo del Movimento, mentre ha tutta l’aria di precorrere un aggiustamento di strategia con un ‘effetto domino’ in grado di fronteggiare la linea salviniana su immigrazione, autonomia del Nord, mano tesa alle imprese sulle grandi opere.

 

A quanto pare, infatti, nel Movimento sono emerse preoccupazioni per una competizione nella maggioranza che potrebbe risolversi in termini di consensi a favore del leader della Lega e quindi occorrerebbe correre ai ripari e rafforzare la propria identità politica.

Ed il modo è quello di consolidare i legami con quella parte del Paese che è socialmente più debole e quella che ha voltato alle spalle ad una sinistra tradizionale succube di potentati e di un benessere goduto da una minoranza di cittadini.

 

Non a caso proprio Di Maio, presentando la card, ha parlato di uno Stato che torna amico dei cittadini. Mentre Conte ha voluto smentire per l’ennesima volta i dubbi sul profilo assistenziale del reddito di cittadinanza che oggi sia la Confindustria che il presidente dell’Inps, Boeri, tornano ad evocare con una convergenza di analisi: scoraggerebbe la ricerca del lavoro.

 

Il perché lo spiega l’Associazione degli industriali: i 780 euro (che però non saranno tali, se non in taluni casi) costituiscono un sussidio troppo alto, soprattutto per giovani che quando lavorano percepiscono salari che vanno dagli 800 euro a poco più di mille.

 

Un rischio questa duplice strategia giallo-verde però lo porta con sé ed è quello di una spaccatura del Paese che accentuerebbe i disagi del centro-sud. Ed ecco perché corre voce che alcuni esponenti grillini stiano pensando a contenere l’irruenza del temibile alleato non più con dei semplici ‘No’, ma con proposte alternative che facciano presa: ed allora il ‘No’ alla Tav viene supportata dalla considerazione che, se ci sono aree del Paese che hanno davvero bisogno di infrastrutture, queste risiedono nelle regioni meridionali, come la rigenerazione urbana potrebbe assumere a priorità delle grandi città.

 

Il ‘no-tav’ dei Cinquestelle, anche se ormai è un coro del loro stato maggiore, incontra però nuovi ostacoli che stavolta provengono dall’Unione europea, che minaccia con un suo portavoce, in presenza di “ritardi prolungati”, di richiedere indietro i fondi già versati (forse attorno al miliardo o più). Mentre Salvini si dice non disponibile a mischiare la questione della Torino-Lione con quella dell’autorizzazione a procedere nei suoi confronti e punzecchia: “sul Venezuela fatta una figuraccia…”.

 

Ma i ragionamenti su altri interventi possibili che voci, colte anche in Parlamento, ritengono non privi di fondamento, potrebbero ‘testare’ anche altri versanti: se è stato comprensibile venire incontro alla Lega sulle partite Iva, non si capisce perché viceversa nel computo delle risorse da reperire per la crescita non possa non essere considerato anche un gettito derivante dal  patrimonio immobiliare di valore elevato, tanto più che l’Istat ha documentato come in Italia la quota del patrimonio residenziale detenuto dalla famiglie nel 2017 ammontava al 92% del totale.

Fatta salva la prima casa dei redditi medio-bassi ci sarebbe insomma, se solo si volesse, lo spazio per continuare sulla via della ‘potatura’ dei privilegi iniziata con i vitalizi e con le pensioni d’oro e proseguita con la logica della progressività con la limitazione delle indicizzazioni delle pensioni oltre un certo valore).

Con la prospettiva di appuntamenti elettorali fino a maggio, questa ipotesi, al momento “inesistente” e certamente controproducente, potrebbe rispuntare nel secondo semestre dell’anno considerato decisivo per la crescita.

Magari, si potrebbe aggiungere abusivamente, sotto forma di una patrimonialina? Ipotesi che risulterebbe però indigesta per l’elettorato leghista e ideologicamente non ‘allineata’ alla filosofia economica della prima fase del Movimento pentastellato a guida Casaleggio.

 

Le puntate del duello fra Lega (le cui …contromisure sono sempre all’ordine del giorno) e Cinquestelle, insomma, potrebbero allungarsi nel tempo e probabilmente non portare neppure obbligatoriamente a crisi di Governo, almeno nei tempi medi, tanto più che lo spazio politico occupato dai duellanti non lascerebbe grandi varchi ad altri protagonisti della vita politica. E potrebbe creare invece, problemi all’antagonismo sindacale e a quelle posizioni della sinistra che ritengono non da oggi la redistribuzione del reddito un atto di equità doveroso e una direzione di marcia dell’economia da non osteggiare.

 

I conti semmai si dovranno fare con l’andamento dell’economia reale. L’inflazione si va indebolendo, documenta l’Istat. A gennaio la corsa dei prezzi è stata quasi impercettibile con uno 0,1% (su base annua dello 0,9%), tanto che se nulla mutasse nel 2019 l’inflazione acquisita sarebbe sempre di un +0,1% e quella di fondo addirittura negativa per uno 0,3%.

Sintomo ancora una volta di un’economia ferma e di poca fiducia, anche se sul dato di gennaio pesa la solita flessione del prezzo del petrolio. In compenso cambia ancora il paniere dell’Istat: entrano i …frutti di bosco, lo zenzero e, fra i beni non alimentari, la web tv, i pannoloni e i prezzi dell’energia elettrica del libero mercato.

 

Paniere dunque al passo con i tempi, cosa che però è tutta verificare per l’economia italiana.

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