Informazione

Cardani (Agcom): Editoria, in dieci anni perso metà del valore

Angelo Marcello Cardani, presidente dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom)
L’Intervento. Il presidente dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom) fa il punto sull’assetto e le prospettive dei mercati regolati. “Il settore dell’editoria quotidiana e periferica nell’ultimo decennio ha perso la metà del suo valore economico”. “Nel 2017 la Tv in chiaro fa -2% di ricavi, la radio tiene, l’editoria marca -5,2%. Su Internet come mezzo di informazione”. “I ricavi del settore comunicazioni, comprendendo tutte le sue voci, sono pari al 3% del Pil”
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Ecco l’intervento del presidente dell’Agcom, Angelo Marcello Cardani (“Editoria, crisi senza fine. In 10 anni ha perso la metà del valore”), pubblicato nell’edizione odierna del Nuovo Corriere Nazionale. Per leggere gratuitamente l’edizione digitale sfogliabile da pc, tablet e smartphone basta andare su https://www.nuovocorrierenazionale.com.Per andare direttamente all’edizione di oggi del giornale sfogliabile il link è: https://www.nuovocorrierenazionale.com/edizione-digitale

 

di Angelo Marcello Cardani*

 

I ricavi del settore delle comunicazioni e dei singoli segmenti che lo compongono (telecomunicazioni, media e servizi postali) rappresentano anche per il 2017 oltre il 3% del Pil nazionale. Le risorse economiche del complesso dei mercati vigilati da Agcom ammontano a oltre 54 miliardi di euro, confermando il trend di lieve crescita (+1,2%) già osservato lo scorso anno.

 

Cresce il peso relativo di Internet, del settore postale e, in misura meno accentuata, del settore telecomunicazioni. Tende invece a ridursi, anche se con un diverso grado di intensità, il peso degli altri comparti vigilati, ossia Tv, radio ed editoria.

 

Più nello specifico, nel confronto tra i ricavi 2016 e i ricavi 2017 si osservano le seguenti dinamiche:

 

  • la crescita del segmento delle telecomunicazioni è dovuta all’accelerazione registrata nella diffusione degli accessi broadband e 6 ultrabroadband da rete fissa (+3,8%), in grado di compensare positivamente la complessiva riduzione registrata per i servizi di rete mobile (-1,9%);

 

  • nel settore televisivo, la flessione dei ricavi riguarda essenzialmente la Tv in chiaro (-3,5%). La tenuta della pay tv è riconducibile principalmente all’andamento della spesa d’utente, il cui incremento ha parzialmente assorbito le minori entrate pubblicitarie;

 

  • l’editoria palesa ancora risultati negativi (-5,2%). Il settore dei quotidiani, in particolare, registra una ulteriore contrazione dei ricavi dell’8,9%;

 

  • la radio perde qualcosa nel suo complesso (-0,7%), ma in un contesto che manifesta segnali di ripresa;

 

  • gli investimenti pubblicitari globali appaiono sempre più reindirizzati dai media tradizionali alle piattaforme online, che complessivamente crescono di oltre il 12%. Google e Facebook sono naturalmente i principali beneficiari di questo trend;

 

  • nell’ambito dei servizi postali, infine, continuano a contrarsi i servizi tradizionali (-12,6%), mentre cresce in misura consistente il valore dei servizi di corriere espresso, che supera i 4,5 miliardi di euro (+ 11,7%), rappresentando ormai oltre il 60% delle risorse complessive del mercato postale.

 

Nel settore delle telecomunicazioni il valore complessivo dei ricavi varca la soglia dei 32 miliardi di euro e torna il segno positivo degli investimenti infrastrutturali (+1,6%), grazie al trend di ripresa degli investimenti sulla rete fissa che compensa la fisiologica decrescita di quelli sulla rete mobile dopo i balzi in avanti degli anni passati. Detti investimenti ammontano nel complesso a 7 miliardi di euro in valore assoluto.

 

Analogo trend positivo concerne la spesa complessiva in servizi da parte di imprese e famiglie (+1,7%).

 

Quanto ai volumi di traffico, a fronte del perdurante ritrarsi del traffico tradizionale (fonia), aumentano gli abbonati broadband su rete fissa di circa un milione e raddoppiano gli accessi ultrabroadband (da 2,3 a 4,5 milioni).

La crescente domanda di contenuti video online su rete fissa è alla base del sensibile incremento del consumo di banda e traffico dati (+30%). Il consumo di dati da parte degli utenti è cresciuto in misura ancora maggiore (+48% circa) nella telefonia mobile.

Notevole dinamismo si osserva nel segmento dei servizi di accesso fixed wireless (Fwa–), i cui ricavi mostrano una crescita prossima al 30%, con un numero di utenti che ha superato il milione.

Sul mercato di rete fissa continua l’espansione geografica dell’operatore “wholesale only” Open Fiber nelle aree oggetto dei finanziamenti pubblici, mentre nella telefonia mobile abbiamo assistito al lancio delle prime offerte commerciali da parte dell’operatore Iliad.

 

Il settore media – 14,6 miliardi di ricavi complessivi nel 2017 (- 0,9%) – presenta immagini differenti nei singoli comparti. Il dato complessivo sembrerebbe deporre per una sostanziale tenuta: crescono, ad esempio, i ricavi pubblicitari globali.

Tuttavia, solo la scomposizione dei diversi mercati del settore è in grado di fornire una istantanea credibile.

L’aumento della raccolta pubblicitaria è dovuto esclusivamente all’online, che cresce ancora a due cifre e vale ora 2,2 miliardi (la raccolta pubblicitaria di quotidiani, periodici e radio assieme non arriva a 1,9 miliardi), mentre quasi tutti i mezzi tradizionali registrano un andamento negativo.

 

La televisione perde un 2% di ricavi, ma con una significativa differenza tendenziale tra tv free (-3,5%) e tv pay (-0,2%).

La Tv si conferma ancora il mezzo con la maggiore valenza informativa, sia per frequenza di accesso anche a scopo informativo, sia per importanza e attendibilità percepite.

Crescono le forme di accesso non tradizionali alla tv; in tal senso il 2017 può essere ricordato anche come l’anno della definitiva consacrazione della ‘televisione liquida’, con una stima di circa 3 milioni di cittadini che guardano abitualmente la tv in streaming e in numero 3/4 volte superiore che scaricano abitualmente contenuti televisivi sui propri device.

La televisione tradizionale manifesta comunque importanti segni di tenuta sia in termini di valore economico, come si è appena ricordato, sia in termini di ascolti, con una audience media nel prime time serale stabilmente sopra i 25 milioni di contatti, come a fine 2016.

 

Internet, a sua volta, cresce come mezzo di informazione, oltre che come veicolo pubblicitario. Tuttavia l’attendibilità percepita delle fonti informative online, come testimonia la nostra ultima ricerca sui consumi di informazione, rimane mediamente inferiore rispetto a quella delle fonti tradizionali.

Altro elemento interessante consiste nella tendenza degli italiani ad accedere all’informazione online prevalentemente attraverso fonti cosiddette algoritmiche, in particolare social network e motori di ricerca.

La radio, come già nel 2016, registra segnali di tenuta e consolidamento delle proprie posizioni tradizionali sia in termini di ricavi complessivi (626 milioni di euro, -0,7%), sia in termini di audience.

 

Il valore economico del settore dell’editoria quotidiana e periodica, al contrario, registra una ulteriore flessione: 3,6 miliardi di ricavi complessivi, ossia il -5,2%. Il settore nell’ultimo decennio ha perso all’incirca metà del suo peso economico.

Essendo qui in gioco non solo i destini di una filiera industriale, ma anche quelli di un bene di valore strategico e sociale quale l’informazione, la crisi di questo comparto e la contestuale ascesa di Internet quale tendenziale mezzo sostitutivo, si configura quale tema di policy che interroga in primis Governo e Parlamento e che richiede una riflessione di ampio respiro.

 

Nel settore dei servizi postali il 2017 ha visto una crescita dei ricavi di oltre il 6% rispetto all’anno precedente. L’intero mercato vale oggi circa 7,5 miliardi di euro, grazie in particolare alla crescita del segmento dei corrieri espresso. Per contro, assistiamo ad una strutturale contrazione dei servizi di corrispondenza. I volumi sono diminuiti del 5,8%, fino ad un ammontare pari a 3,8 miliardi di invii.

Grazie anche all’intensa attività di regolamentazione e vigilanza esercitata dall’Autorità dal punto di vista delle dinamiche concorrenziali, è stato un anno di consolidamento, in particolare nel mercato dei corrieri espresso, ma anche globalmente, con un’ulteriore discesa della quota complessiva di mercato di Poste italiane di circa il 2% rispetto al 2016.

 

Conclusioni

 

Ritengo che le Autorità del settore dei media e delle comunicazioni elettroniche debbano concentrare in particolare la loro attenzione sul tema ampio della e-democracy. Un tema che concerne certamente l’affinamento della strumentazione giuridica ed economica occorrente al nostro quotidiano operare all’interno dei mercati regolati, ma che, più in generale, deve essere rivolto ad affermare la nostra idea di Paese, e la nostra idea di Europa.

 

Entro questa cornice, parlare di e-democracy significa evocare quattro importanti ambiti di intervento:

 

i) quello dei diritti di cittadinanza, che trovano esplicazione nel nostro quotidiano operare, soprattutto sul fronte della tutela dei consumatori (trasparenza delle offerte, libertà di scelta, piena consapevolezza nella maturazione degli orientamenti e delle propensioni al consumo);

ii) quello della tutela del diritto d’autore e dei contenuti, che è battaglia culturale di salvaguardia dell’identità europea e di tutela dell’opera dell’ingegno che costituisce tanta parte di quell’identità;

 

iii)    quello dei diritti delle persone, che quanto al nostro operare significa soprattutto difesa della dignità di donne e uomini da ogni forma di odio e discriminazione che si manifesti attraverso l’utilizzo dei mezzi di comunicazione di massa;

iv) infine, forse per noi il più importante, quello a tutela di quel bene pubblico che è l’informazione: una informazione plurale, professionale, trasparente e verificabile nelle sue fonti, autorevole e credibile quanto ai suoi contenuti. Il contrasto alla disinformazione ed alla deriva delle ‘fake news’ acquisisce senso e sostanza solo se collocato nel contesto della difesa dei principi dei nostri ordinamenti democratici.

Siamo ben consapevoli, infatti, che quei fenomeni e quella deriva mettono a rischio non solo, banalmente, la sopravvivenza dei mezzi d’informazione classici, quanto, soprattutto, la salvaguardia dei modelli classici di formazione dell’opinione pubblica e di costruzione del consenso, e dunque, in definitiva, dei nostri assetti democratici.

Nell’ottica descritta, Digital single market ed e-democracy costituiscono due facce speculari e complementari di un’unica visione: l’Europa cui pensiamo e che vogliamo concorrere a difendere e consolidare.

 

C’è infine un tema che mi preme richiamare e su cui l’Autorità si è espressa a più riprese nel recente passato: quello della rilevanza costituzionale dell’Informazione (con la I maiuscola). Il ‘diritto all’informazione’ va infatti determinato e qualificato in riferimento ai principi fondanti della forma di Stato delineata dalla nostra Costituzione, i quali esigono (secondo le parole della Corte Costituzionale) che “la democrazia sia basata su una libera opinione pubblica e sia in grado di svilupparsi attraverso la pari concorrenza di tutti alla formazione della volontà generale”. Di qui deriva l’imperativo costituzionale che il ‘diritto all’informazione’ garantito dall’art. 21 sia qualificato e caratterizzato:

 

“dal pluralismo delle fonti cui attingere conoscenze e notizie in modo tale che il cittadino possa essere messo in condizione di compiere le sue valutazioni avendo presenti punti di vista differenti e orientamenti culturali contrastanti;

 

dall’obiettività e imparzialità dei dati e informazioni fornite;

 

dalla completezza, correttezza e continuità dell’attività di informazione;

 

dal rispetto della dignità umana, dell’ordine pubblico, del buon costume e del libero sviluppo psichico e morale dei minori, nonché dal divieto all’incitamento all’odio basato su etnia, religione o nazionalità, ritenendo la coesione sociale, la cultura del rispetto e l’educazione alla diversità elementi imprescindibili di democrazia e di crescita”.

 

Occorre ricordare quindi che l’Informazione è un valore fondante della convivenza democratica e della libera manifestazione delle opinioni e per questo va utilizzata, costruita e diffusa con estremo rigore e cautela.

 

*Presidente dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom)

 

 

 

*Si tratta di alcuni passi della presentazione introduttiva, da parte del presidente Cardani, alla Relazione annuale 2018 dell’Agcom

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