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Calcio donne, è un boom. Ma l’Italia ancora arranca

Cresce il numero di tesserate e società. Professionismo e norme: sono stati compiuti passi avanti ma siamo molto indietro e urgono riforme
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Il calcio femminile? Un fenomeno trascurabile per molti almeno sino ad oggi.
Ma ora le cose stanno cambiando e a dirlo sono i numeri: sono 23.196 le calciatrici tesserate per la Federcalcio (di cui ben 12.129 Under 18) e 659 le società registrate, con una Serie A a 12 squadre e una Serie B, suddivisa in quattro gironi, con promozioni e retrocessioni.
Numeri importanti a fronte della diffusione del calcio femminile nel mondo, ancora nettamente superiore alla media italiana anche e soprattutto a causa delle normative in vigore.
Il confronto è presto fatto: le calciatrici tesserate in Europa sarebbero1,270 milioni (di cui 827.000 Under 18).
In aumento anche il trend delle leghe giovanili, cresciuto da 164 a 266 tra il 2012-13 e il 2016-17.
E ancora, sono 52 i paesi con un campionato nazionale dedicato e non si arresta la crescita delle calciatrici ‘professioniste’, passate da 1.303 nel 2012-13 a 2.853 nel 2016-17. Dati contenute nel ‘report Uefa 2016-2017’ che fanno ben sperare anche per l’Italia, ma che inevitabilmente devono fare i conti con l’attuale sistema normativo.
La prima concezione da confutare irrevocabilmente è quella relativa alla mancata assegnazione delle donne al professionismo, ovvero a quegli atleti che esercitano l’attività sportiva a titolo oneroso e con carattere di continuità nell’ambito delle discipline rappresentate dal Coni. Ebbene, ad oggi, di ben 44 federazioni sportive italiane affiliate al Coni, quelle che hanno riconosciuto il professionismo femminile sono solo una manciata e si limitano al Calcio, al Basket, al Golf e al Ciclismo. Una concezione davvero fuori dal mondo e fuori dal tempo se solo si pensa al Volley femminile, in cui le atlete sono impegnate tanto quanto se non più dei colleghi uomini.
Attenzione perché si tratta di una discriminazione che va ben oltre la sfera sociale, dato che le mancate professioniste non possono beneficiare di tutele pensionistiche né mutualistiche.
Inevitabile la recente presa di coscienza da parte della Figc sulla crescita del movimento del calcio femminile in Italia da cui è scaturita la decisione di organizzare Serie A e Serie B sottraendoli alla Lega Nazionale Dilettanti, un chiaro segnale del progresso che inizia, soltanto un primo passo verso una riforma che non può davvero più attendere.
Va detto che la Lnd ha fatto ricorso e questo ricorso è ancora pendente, mentre il presidente federale Gravina vuole ‘un calcio femminile pienamente integrato nei progetti della Federazione, un diverso inquadramento giuridico delle atlete attraverso la modifica dello status, la creazione di uno specifico organismo per il calcio femminile in Italia (nonostante la presenza del dipartimento Calcio femminile della Figc, ndr)’ e insomma, le promesse a tempo debito (elezioni) sono partite. Ora si tratta di vedere i fatti.

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