Politica

Bonanni: occhio, l’assistenzialismo ha le gambe corte

Anche quest’anno, come di consueto, il dibattito e le polemiche sul documento governativo di economia e finanza trascinano gli italiani a formare schiere di favorevoli o contrari, anche a prescindere dal merito delle cose in ballo; ma la maggioranza silenziosa, quella che non è partigiana, già dà i suoi segnali di malumore sugli aspetti più evidenti delle attuali contraddizioni legate alle decisioni annunciate dall’esecutivo.
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di Raffaele Bonanni*

Si penserà che l’alleanza Lega-5stelle, in assenza di una reale opposizione sociale e politica, possa procedere senza problemi, ma così non è.
Sono vent’anni e più che i governi, bisognosi di consensi stabili, cercano simpatie tra gli elettori spargendo qui e lì risorse a favore ora di questi, ora di quelli. Il penultimo governo, quello di Renzi, è stato il più deciso tra quelli che lo hanno preceduto: ottenne una popolarità assai vistosa, ma con il passare del tempo, in assenza di una strategia economica utile a risolvere i mali di fondo, come si è innalzato, con la stessa rapidità si è inabissato. In realtà, anche l’attuale governo ha scelto di camminare sullo stesso crinale, con misure tutte orientate a condizionare il risultato elettorale delle europee della primavera prossima. È inutile che taluni si straccino le vesti: il movente è lo stesso; quelli di prima a tavola usavano le posate, quelli di oggi usano le mani; sarà irrituale per il galateo, ma la sostanza è quella. La differenza (ma non è certo colpa degli attuali governanti) è che oggi le grandi difficoltà sociali ed economiche sono molto più stringenti e richiedono una cura con dosi da cavallo, per raffreddare conti e disfunzioni: invece si sceglie di buttare ancora più benzina sui conti e sulle disfunzioni di sistema. Ci si aspettava che il cuore della manovra dovesse essere l’adozione della flat tax ma si è preferito fare tutt’altro. Eppure è necessario decidere misure anticicliche, che possano sostenere la nostra esangue condizione economica.
Gli Stati Uniti, che pur hanno un debito alto, e spese militari esorbitanti che richiedono entrate pubbliche grandi e costanti, hanno saputo tagliare vigorosamente i pesi fiscali, riducendoli a un terzo dei nostri.
Donald Trump mirava a rafforzare i consumi interni e riportare le produzioni di beni e servizi in patria; ci è riuscito benissimo, con risultati che hanno stupito il mondo. L’Italia ha bisogno della stessa terapia per tornare nel mondo reale: le persone fisiche sono oberate oltremisura di carichi fiscali nazionali e locali, e riducendo i consumi familiari spingono in basso gli indici economici, così come le imprese che oramai ritengono impossibile investire nei nostri territori. È vero, si è detto che la flat tax si potrà adottare nei prossimi tempi. Ma dubito molto sulle chance future di questo proposito, dopo che ingenti risorse pubbliche sono state dirottate nell’assistenza: prevalentemente per la revisione della legge Fornero sulle pensioni, e sul reddito di cittadinanza. Quindi difficilmente si potrà stressare ulteriormente la finanza pubblica; e poi la tempestività di intervento sui nodi economici è ormai non rinviabile.
Stia attento il governo: la corsa forsennata verso il consenso, nei tempi medio-lunghi, si potrà trasformare in un ruzzolone, se non si dovesse recuperare il senso della realtà. La base storica della Lega vede con sospetto l’assistenzialismo. Insieme a tanti elettori di buonsenso, capisce che aldilà delle parole d’ordine contro chi ordirebbe complotti anti-italiani, le sorti del benessere stanno comunque nel recuperare, da italiani, il dominio delle leve che dovranno riportarci nel cammino virtuoso di crescita.

*Già segretario generale Cisl

Informazioni sull'autore

Alessio Garofoli

Nasco a Roma nell'anno in cui esplode la lotta armata. Come giornalista professionista e comunicatore mi sono sempre occupato di politica e affini.

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