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Bonanni: l’Ue ora scatti, sembra l’Italia del Cinquecento

Raffaele Bonanni, già Segretario Generale della Cisl
Ma resta fondamentale per il nostro futuro, per la pace e il benessere
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di Raffaele Bonanni*

 

Oggi decine di capi di Stato sono a Parigi per commemorare la conclusione della prima guerra mondiale, degli accadimenti drammatici che coinvolsero l’Europa e gli Stati Uniti d’America, comprese le colonie delle potenze belligeranti. In quel conflitto persero la vita 17 milioni di persone e 20 milioni furono i feriti.

Mai una guerra provocò tanti lutti, e presto ne provocò un’altra appena vent’anni dopo, per carichi insostenibili che i vincitori imposero ai vinti, facendo incubare un odio popolare che i nazisti seppero ben utilizzare nei loro propositi di revanscismo.

Quindi da una rovinosa ed inedita esperienza bellica si giunse ad una seconda ancora più devastante, che coinvolse pressoché tutti i continenti della terra, e generò altri milioni di morti, al punto che sommando i morti e feriti – militari e civili – dei due conflitti – si arriva a 150 milioni di esseri umani: una ecatombe infernale che agli occhi di chi, come noi, non ha mai assistito o partecipato a conflitti bellici, appare surreale.

 

Il prezzo altissimo pagato dall’Europa in termini di vite umane, di rovine morali e materiali e anche di ruolo geopolitico. E oggi l’Europa sembra l’Italia del Cinquecento: ricca, evoluta, ma politicamente debolissima

 

 

L’Europa, peraltro, oltre ad avere pagato un prezzo altissimo di vite umane e di rovine materiali e morali, ha pagato da quei momenti lo spostamento dell’asse di potere politico ed economico mondiale a favore degli Usa e dei Paesi estremo orientali. Insomma, quegli accadimenti hanno ridotto l’Europa alla condizione dell’Italia del Cinquecento: ricca, evoluta, ma politicamente debolissima: incapace di regolare la vita economica e politica al proprio interno, incapace di influire negli scacchieri regionali viciniori, estranea dai giochi di potere dell’allora Europa.

 

L’incontro di oggi a Parigi deve avere il senso del ripudio della guerra e del nazionalismo, ma anche di analizzare le ragioni profonde che hanno mosso i due conflitti mondiali

 

Se un senso deve avere l’incontro di Parigi di oggi, è certamente quello di ripudiare la guerra e di rifuggire dalla retorica della vittoria e dal nazionalismo.

Ma deve soprattutto saper analizzare le ragioni più profonde che hanno mosso quei conflitti: quelle economiche; quelle della inesistenza di ambiti di organizzazioni statuali adeguate alla modernità; la questione di masse popolari alla ricerca di benessere e di protagonismo. Queste spinte presenti nel Novecento non sono state comprese dalle élites liberali dell’epoca, e presto facilmente strumentalizzate dalle ideologie autoritarie comuniste e nazifasciste, che hanno soggiogato tristemente molti popoli: due regimi che si sono alimentati a vicenda nella contrapposizione.

 

L’unico antidoto è e resta l’Europa

 

L’unico antidoto dunque, è e resta l’Europa. Il vecchio continente dovrà mirare presto ad un governo politico eletto dai cittadini, capace di dare prospettive ai propri popoli; il continente europeo in definitiva deve diventare un nuovo pilastro di equilibrio per la stabilità economica e politica afro-europea, e collocarsi nel crocevia del mondo orientale e di quello occidentale.

A ben vedere, le odierne convulsioni presenti nei vari paesi europei sono il sintomo di un malessere proveniente dallo scadimento della propria identità e della paura verso tutto ciò che si sviluppa nel mondo che non li vede partecipi. Allora, una vera Unione europea è esigenza non rinviabile del nostro sviluppo, un’opportunità per la stabilità mondiale, per stroncare i populismi che prosperano, proprio perché il cammino della storia è troppo intralciato da mancate risposte all’altezza dei grandi cambiamenti avvenuti.

 

L’attuale Unione europea deve certamente evolversi e dare risposte all’altezza dei tempi, ma deve restare la nostra prospettiva. E l’obiettivo deve essere quello degli Stati Uniti d’Europa

 

L’attuale Unione europea, seppur insufficiente e precaria, ha comunque avuto il merito di evitare nuovi scontri. Ma dovrà presto evolversi, così da offrire a lavoratori ed imprese un nuovo modello incardinato nell’economia sociale di mercato, presupposto fondamentale per dare forza ad una nuova e moderna democrazia.

Dunque il benessere economico e sociale e il rinnovamento della cultura sociale europea passa per gli Stati Uniti d’Europa. Questa meta serve a offrire, come nel passato, un riferimento importante per l’evoluzione morale e spirituale del mondo, in contrapposizione a possibili nuovi demoni pronti a distruggere l’umanità.

 

*Già Segretario Generale della Cisl

 

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