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Astaldi, Umbria e Marche alle prese con il loro caso Tav

Tir lumaca sulla Perugia-Ancona, appello al Governo delle imprese creditrici
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di Giacomo Marinelli Andreoli

“Siete la parte sana del Paese. Grazie”: una voce, proveniente dalla sala gremita dell’auditorium della sede della Comunità Montana a Fabriano, è seguita da un lungo applauso. Si apre così l’incontro pubblico indetto dal Comitato delle aziende creditrici del gruppo Astaldi, operanti sulla direttrice viaria Perugia-Ancona e ferme dallo scorso autunno per i mancati pagamenti – circa 40 milioni – dovuti dal general contractor di Quadrilatero Umbria-Marche.
Una vicenda surreale, con un’opera di complessivi 2,2 miliardi, iniziata 11 anni fa e interamente finanziata, per la quale si è conclusa una parte (il segmento Foligno-Civitanova Marche) ma non si riesce a vedere la fine del tunnel dall’altra (la più simbolica, che unisce i due capoluoghi di regione, Perugia-Ancona).
Una strada sulla quale hanno ‘lasciato le penne’ due colossi imprenditoriali scelti come general contractor (BTP e Impresa spa), prima che arrivasse Astaldi, caduta poi a sua volta in disgrazia per le intemperie imprenditoriali in Turchia. Uno tsunami riversatosi a cascata su un gruppo di micro e medie imprese di costruzioni e trasporti di Umbria e Marche che nelle vesti di subappaltatrici stanno pagando a caro prezzo i problemi altrui.

L’opera doveva essere conclusa a fine 2018, ma l’annuncio del concordato in continuità per Astaldi, ha finito per bloccare i cantieri. Le imprese impegnate nei lavori, già creditrici di somme ingenti, hanno sentito puzza di bruciato e prima di restare invischiate nell’ennesima insolvenza hanno spento i motori delle macchine. Troppo alto il rischio di vedere sul lastrico il proprio futuro.
Dopo le prime schermaglie, un tavolo ministeriale alle Infrastrutture era stato promesso da novembre ma ancora non si è visto. E mentre il ministro Toninelli tace, da questo pertugio appenninico l’attesa snervante si è tradotta in protesta eclatante, sfociata ieri mattina nel blocco del traffico lungo l’asse Fossato di Vico-Fabriano, al confine tra le due regioni, e conclusosi nell’assise fabrianese.

Il tutto mentre i due presidenti di Regione, Marini e Ceriscioli, venivano convocati a Roma da Anas per l’ennesimo incontro interlocutorio.
“Non siamo il problema ma semmai siamo la soluzione” ha tuonato in apertura di incontro, a Fabriano, Walter Ceccarini, direttore di Ance Umbria, che ha ribadito il mantra che i costruttori vanno ripetendo da mesi: “Finiamola” era lo slogan scelto per la manifestazione, con chiaro riferimento al tergiversare della burocrazia ma anche alla realizzazione dell’opera. “I convitati di pietra sono Anas e Quadrilatero” ha rincarato la dose Ceccarini “che non stanno dando alcuna risposta. Anzi, lanciano messaggi fuorvianti come quello che a marzo i lavori riprenderebbero: ecco, possiamo assicurare che a marzo i lavori non riprenderanno, e non perché non vogliamo, ma perchè le imprese che hanno lavorato non sono state pagate. Le stesse imprese potrebbero ultimare i lavori in poche settimane ma non lo faranno finchè non saranno pagati i crediti pregressi. La Astaldi – ha aggiunto Ceccarini – non ha neanche il Durc per riprendere i lavori. Abbiano la decenza almeno di convocare un tavolo istituzionale”.

Da alcune settimane si è costituito un Comitato di imprese creditrici che ha cominciato a lavorare per farsi sentire, per sensibilizzare le istituzioni e anche l’opinione pubblica. L’impressione è che le proteste, stante l’empasse ormai in corso da mesi, siano solo all’inizio:
“Quadrilatero era nata come società di scopo, per collegare territori e comunità, per essere a beneficio di imprese e regioni – ha ricordato il portavoce del comitato di imprenditori, il perugino Corrado Bocci – Questa crisi accade in Umbria e Marche, regioni già prostrate da una morìa di distretti storici. Zone di terremoti di ogni tipo, geologico e imprenditoriale. E con un quadro viario allarmante: una E45 bloccata per il ponte Puleto, una Valnerina isolata ormai da più di 2 anni dopo il sisma, e da mesi una Perugia-Ancona ferma”.
Non rincuora affatto il piano industriale che vorrebbe risollevare le sorti di Astaldi: un piano da 200 milioni di rifinanziamento “ma al 16% di interesse” ha precisato Bocci. “Non ci spaventano le difficoltà – ha concluso – ma l’inerzia di chi aspetta che le soluzioni arrivino da qualcun altro”.
La soluzione? Per Bocci non c’è alternativa: “Tocca al Governo. Deve dare mandato ad Anas di intervenire con strumenti di urgenza, come avvenuto per il ponte Morandi. Anas ha competenze e risorse per farvi fronte. Non deve avere paura di confrontarsi con un concordato che e’ un pezzo dello Stato. L’unica certezza è che noi non abbiamo colpa di tutto questo”.
In sala anche gli assessori regionali alle Infrastrutture, di Umbria e Marche, molti sindaci, rappresentanti di Ance e Confartigianato trasporti delle due regioni e tanti lavoratori.
Se c’è una peculiarità in questa giornata di protesta, è proprio questa: per una volta in strada scendono datori di lavoro e dipendenti, insieme. Sopra quello stesso asfalto su cui avevano lavorato fino a poco prima.
“Se servirà andremo avanti per settimane e per mesi – sbotta Andrea Clementi, dipendente di una delle aziende costruttrici umbre – come avvenuto in Sardegna. Non verseremo latte in strada ma non vogliamo neanche che in strada resti il futuro delle aziende in cui lavoriamo. Questa direttrice non deve essere completata ad ogni costo, se questo significa far chiudere imprese anche storiche delle nostre zone”.

Ora la palla passa ad Anas, Quadrilatero e soprattutto al Ministero delle Infrastrutture. Del resto, non c’è solo la Tav.
Per l’Umbria e le Marche però, questa sfida somiglia ad una Tav: perchè se non si parla di ferrovia, di alta velocità non se ne vedrà lungo la carreggiata che unisce i due capoluoghi di regione (oggi in molti tratti si procede a 40 km/h).
“Ma la differenza sostanziale è che qui non esiste un partito anti-Perugia-Ancona” precisa ancora Bocci. “Ma solo imprese che chiedono al Governo, che ha gli strumenti straordinari per intervenire, di essere messe nelle condizioni di ultimare l’opera, senza che il loro futuro resti a repentaglio”.

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