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Assunzioni sanità umbra, era pronta la grande abbuffata

Personale sanità
Sai che fabbrica di clientele e raccomandazioni sarebbe stata la sanità umbra (o, almeno, l’Azienda ospedaliera, nell’attesa di capire come funziona negli altri territori sanitari della regione) se, provvidenzialmente, l’inchiesta della Procura della Repubblica non avesse scoperchiato il verminaio che consegna alla storia dell’Umbria una delle sue pagine più nere, consegnando un sistema gestito dal centrosinistra fatto di clientelismo, favoritismi, familismo, alterazioni sistematiche della correttezza delle procedure. Perché, nel dicembre scorso, la presidente Marini (indagata e perquisita) e l’assessore regionale Luca Barberini (arrestato) avevano annunciato un piano da 1.800 assunzioni fino al 2020, ‘tra turn-over e nuove unità’. Una manna per il ‘sistema-verminaio’, da acquolina in bocca del ‘sistema’ di cui parla Duca nelle intercettazioni per sistemare parenti, amici, sodali di partito, segnalati da potentati economici e sociali, sodali di partito, giovani di partito
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di Matteo Borrelli

 

Sai che fabbrica di clientele e raccomandazioni sarebbe stata la sanità umbra (o, almeno, l’Azienda ospedaliera, nell’attesa di capire come funziona negli altri territori sanitari della regione) se, provvidenzialmente, l’inchiesta della Procura della Repubblica non avesse scoperchiato il verminaio che consegna alla storia dell’Umbria una delle sue pagine più nere, consegnando un sistema gestito dal centrosinistra fatto di clientelismo, favoritismi, familismo, alterazioni sistematiche della correttezza delle procedure.

Perché, nel dicembre scorso, la presidente Marini (indagata e perquisita) e l’assessore regionale Luca Barberini (arrestato) avevano annunciato un piano da 1.800 assunzioni nella sanità fino al 2020, ‘tra turn-over e nuove unità’. Una manna per il ‘sistema-verminaio’, da acquolina in bocca del ‘sistema’ di cui parla Duca nelle intercettazioni per sistemare parenti, amici, sodali di partito, segnalati da potentati economici e sociali, sodali di partito, giovani di partito.

Un sistema di dirigenti, da quello che emerge dalle 500 pagine di accusa da parte della Procura sulla ‘cloaca’ esistente all’Azienda ospedaliera di Perugia e molto ben documentate, che in sostanza, chi più chi meno, avevano abdicato alla loro dignità umana e professionale, si erano fatti servi inguardabili pronti a tutto in nome del ‘sistema’, come appunto lo definisce l’ex direttore generale Emilio Duca nelle abbondanti intercettazioni contenute nelle carte della Procura,

Insomma, la grande abbuffata era pronta, con le macchine del clientelismo e del familismo pronte ad andare a tutto vapore per la grande occasione, per cercare di arraffare l’arraffabile in vista visto che le elezioni regionali del 2020, in base ai sondaggi, si mettevano male per il centrosinistra.

Perché, da quello che finora è emerso (ma il verminaio, in base a quanto filtra sull’indagine della Procura, è destinato ad allargarsi e approfondirsi anche in direzione di altri enti), di un vero e proprio verminaio generalizzata si trattava. Come ogni verminaio che deve guardarsi le spalle dai magistrati, anche arrogante, con un clima di intimidazione che, come afferma la procura, faceva sì che non poche persone interrogate nell’ambito dell’inchiesta andassero a riferire ai vertici dell’Azienda ospedaliera, per paura che la cosa si sapesse e temendo ritorsioni, cosa avevano detto agli inquirenti. Capito che ambiente e chi c’era a gestire un settore delicato e cruciale?

Così gli eredi di quello che fu il Pci umbro e della sinistra Dc chiudono una storia politica, che pure aveva avuto i suoi momenti di gloria personaggi di spicco, nel peggiore dei modi. Gettando la maschera su quello che era diventato il centrosinistra umbro, ormai fradicio.

Perché, al di là delle responsabilità penali personali, che speriamo emergano per intero nonostante i tentativi, come denuncia l’ottimo procuratore della Repubblica di Perugia Luigi De Ficchy, di ostacolare l’inchiesta muovendo tutte le pedine anche ad alto livello, il giudizio morale, civile e politico si può già abbondantemente dare. Basta leggere le intercettazioni, inequivocabili, per capire il modo di fare, l’anestesia a qualsiasi principio di correttezza e terzietà della pubblica amministrazione in un settore cruciale come la sanità.

E fa ancora più indignare l’affermazione codina e ipocrita di chi dice che bisognerà attendere i risultati finali del procedimento giudiziario, tra qualche anno, per esprimere un giudizio. Questo certamente vale per il giudizio penale dei singoli, ma siccome certe cose sono state dette, e ripetutamente e da più persone che erano l’architrave del sistema e con molta chiarezza, il giudizio morale, civile e politico si può ampiamente dare. E credo che i cittadini umbri l’abbiano capito, come hanno capito che era pronta la ‘grande abbuffata’ delle 1.800 assunzioni.

C’è da spettare, tanto per fare un esempio, per dare un giudizio sull’operato dell’ex direttore generale dell’Azienda ospedaliera di Perugia, Emilio Duca, dopo quello che diceva? Ammettiamo che Duca, per qualche motivo tecnico di procedura penale (tipo l’esclusione delle intercettazioni dal processo perché raccolte male, ma per fortuna non sarà così), venisse assolto (cosa, ripetiamo, che appare impossibile). Dopo quello che ha detto nelle intercettazioni si potrebbe assolvere moralmente e civilmente? No. Ai nostri occhi, a quelli della gente per bene, resterebbe uno con cui non prendere neppure un caffè. E così per tanti altri coinvolti nell’inchiesta.

Un sistema marcio, da estirpare, che aveva reso il Pd – tramite le sue correnti fameliche – un’agenzia di collocamento illegale. Un sistema poroso all’illegalità, al familismo, al clientelismo. Ovviamente sotto un manto di in profluvio di dichiarazioni ipocrite di passione per il bene comune, per la trasparenza, per il desiderio civile di un’amministrazione trasparente.

Quello che è accaduto svela il marciume, incancrenito fino al midollo, di un ceto dirigente umbro complessivo (visto che tanti poteri rappresentati da organizzazioni e associazioni cavalcavano questa porosità all’illegalità) da tempo delegittimato e sul quale ora si alza il velo facendo svanire il fumo dell’ipocrisia. Leggete le carte dell’inchiesta, stavolta ben riportate dalla stampa umbra – con qualche eccezione – che sta mostrando una schiena dritta inaspettata, la profondità dei coinvolgimenti, la loro estensione per capire come questa regione sia diventata marcia. Un ceto dirigente putrefatto da spazzare via, un tappo a qualsiasi possibilità di sviluppo economico, sociale e civile della regione.

E si ha l’impressione che, per uno trovato, tanti altri verminai siano in giro.

Per fortuna il nuovo governo giallo-verde (e qui va dato atto in particolare ai Cinquestelle di essere stati giustamente intransigenti nel non annacquare la normativa) ha promosso e fatto passare in Parlamento una legge anti corruzione più efficace, a cominciare dall’allargamento del sistema informatico ‘trojan’ (micidiale per scoprire i reati e applicato al cellulare dell’ex direttore generale Duca, che così è diventato la vera fonte degli inquirenti per svelare il malaffare diffuso) ai reati contro la pubblica amministrazione, cosa che le precedenti maggioranze parlamentari si erano rifiutati di fare (c’è da chiedersi il perché), limitando il suo uso ai reati di stampo mafioso e relativi al terrorismo.

Così, in ogni settore della pubblica amministrazione, nessuno escluso, sarà più facile indagare e rimuovere i vari cancri. E sarà bene, viste queste nuove possibilità, che in qualunque ente pubblico (ma anche privato, laddove ci si rende conto di illegalità in atto) le persone per bene segnalino, indichino, sfruttando le opportunità di anonimato ampiamente garantite. Segnalazioni preziose per permettere alla magistratura di accendere un varo, verificare e agire.

Un sistema che era putrefatto e che, sentendo il disgusto dei cittadini salire, provava a sopravvivere (anche dal punto di vista elettorale) sprofondando sempre più nell’illegalità e, per questa via, inquinando il tessuto civile della regione, in non poche parti – peraltro – ben contento e pronto ad essere inquinato.

È questa l’Umbria in Europa, era ed è questo il ruolo dell’Umbria in Europa? È questo che la presidente Marini e le altre autorità della Regione andavano ad esaltare a Bruxelles, con tanto di giornalisti al seguito per magnificare quelle che sono le sorti della Regione?

Ed è apparsa di basso profilo, deludente, la dichiarazione del nuovo commissario regionale del Pd dopo l’arresto del segretario regionale Gianpiero Bocci, Walter Verini (che pure è senza dubbio una persona per bene). Il quale, forse perché ci sono le elezioni in vista, è sembrato di non essersi pienamente reso conto di quello che era – da anni – diventato il Pd umbro. O meglio, non l’ha voluto dire, perché lo sa benissimo. Qualcuno, ieri sera, visto il tenore di gran parte degli interventi alla direzione regionale del Pd (molti degli interventi, al di là dell’ipocrisia mostrata in pubblico, non hanno neppure messo in dubbio il fradiciume a cui si era arrivati, dando per scontata una realtà di cui probabilmente ci si era resi conto da tempo), ha commentato che “c’è sconcerto perché qui chiude l’ufficio di collocamento”.

Verini avrebbe dovuto dire: prendo un Pd che ha tradito, che si è compromesso, che aveva sceso tutte le scale dell’inferno della scorrettezza, del clientelismo, dell’amoralità. Va fatta piazza pulita.

Non l’ha detto, perché in questa casa che viene giù contano ancora gli equilibri interni, le correnti. Da adesso a spartirsi, c’è da augurarsi, solo il disgusto delle persone per bene e non altro.

E ovviamente, all’interno del partito, ci sono i moralisti dell’ultima ora. Nessuno aveva intuito, nessuno aveva capito, nessuno si era accorto. Gettandosi la croce l’uno sull’altro e con lacrime (reali) di coccodrillo.

Un partito e un centrosinistra che, al momento, e ormai da anni, non possono dire più nulla all’Umbria.

Hanno tradito le speranze di tanti giovani per bene, hanno assecondato al massimo la tendenza tutta italiana (e in generale, a diversi livelli, dei popoli mediterranei) al familismo, al clientelismo, alla cosa pubblica vista come dispensatore di benefici ai ‘clientes’. Parlavano di giovani e di merito e intanto li tradivano, infognando sempre più la regione nel suo declino. Roba da suburra, da decadenza. È tutto qui il centrosinistra umbro?

E allora?

Allora via questo ceto dirigente a ogni livello, indegno di ricoprire i posti che ricopre. La regione, piegata e piagata a questi metodi, deve voler chiudere definitivamente un capitolo che ha prodotto alla collettività solo danni e l’ha coinvolta nel ‘sistema’ (come detto, con ampi pezzi della società ben contenti di farsi coinvolgere). Deve al loro destino i rappresentanti di questo ‘sistema’. Se non lo farà, continuerà a declinare, come avviene ormai da più di 20 anni. E una regione in declino è una regione dove prosperano le male piante, dove le schiene si piegano, dove l’ardore civile diventa melma. Una regione dove, a fronte dei giovani privilegiati, gli altri (generalmente quelli più preparati) se ne vano, umiliati e disgustati.

E voi volete far sopravvivere un sistema così, fradicio fino al midollo, pieno di personaggi con cui uno non dovrebbe prendere neppure un caffè? Volete continuare a sperare, per i vostri figli, di essere tra quelli a cui tocca il privilegio di leccare il barattolo del potere? Chi lo vuole è perché appunto spera di leccare il barattolo, di salvarsi. La vendita della propria dignità in cambio della leccata al barattolo?

Ma ci sono forze, in una regione così infradicita, con un ceto dirigente (non solo politico) piegato, per sperare di avviare una risalita?

C’è fortemente da dubitarne. La discesa agli inferi della caduta socio-economica-civile forse non è finita. Forse si dovrà toccare ancora il fondo. Forse la sola speranza è di una regione che si vergogna di se stessa, di come ormai viene vista, considerata, del pessimo nome che si sta facendo. Sta ai giovani dare davvero inizio alla ribellione: io non ci sto. E anche in questi giorni dove molti usano parole felpate, lenitive, va contrapposto il ‘io non ci sto’, smascherando i gattopardismi già in atto.

Un esempio: vi siete chiesti perché praticamente tutte le organizzazioni sociali ad ogni livello di questa regione, i loro presidenti, i loro direttori, non hanno detto una parola di condanna? La piaga dell’opportunismo, del sentirsi in qualche modo coinvolti li paralizza. Di chi si può avere fiducia se pure la Chiesa, dopo la pubblicazione delle dichiarazioni intercettate dell’ex direttore regionale Emilio Duca secondo cui segnalazioni arrivavano anche dalla Curia (ovviamente cosa da verificare se sia stata o no vera), ha tardato a pronunciare parole chiare?

Solo i giovani, ripetiamo, possono dare vita a una ripresa civile e morale, a una ripresa della fiducia. Ma si debbono mobilitare, contestare, denunciare, censurare, puntare il dito. Invece i migliori se ne vanno dove si sta meglio e con più trasparenza (lo sviluppo prima di tutto lo fa la qualità delle istituzioni, senza questa non si va da nessuna parte), mentre i giovani che restano sembrano polli da allevamento, invizziti anzitempo.

Non stiamo messi bene e risalire non sarà facile. E forse, al momento, è impossibile. Ma almeno diciamocelo in faccia.

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