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Assalto (sospetto) mai visto al al Def. La stecca nel coro non è ammessa

Da sinistria Giovanni Tria, Giuseppe Conte, Luigi Di Maio, Matteo Salvini
Bankitalia, Corte conti e Fmi: crescita Pil sovrastimata, non toccate la Fornero. Lo boccia anche l’Ufficio parlamentare del bilancio. Se Bankitalia vuole un governo che non tocchi la Fornero, sostiene Di Maio, la prossima volta si presenti alle elezioni con questo programma, nessun italiano ha mai votato per la Fornero. E Salvini rincara la dose: sulla riforma Fornero niente e nessuno ci potrà fermare. Quanto allo spread il leader della Lega è convinto che se le cose peggioreranno ancora gli italiani... daranno una mano con l’ingente risparmio privato accumulato. Reazioni pungenti che hanno una forte motivazione politica: occorre tenere duro fino alle elezioni europee di maggio 2019 dimostrando che le promesse di punta del governo gialloverde saranno mantenute. Se invece la pressione internazionale si facesse ancora più insostenibile qualche voce sussurrava di un eventuale nuovo ricorso al corpo elettorale nella stessa primavera dell’anno prossimo (non ci fanno fare le cose che servono…)
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di Sandro Roazzi

 

Abbassare i toni, blindare il reddito di cittadinanza e quota 100 sulle pensioni, puntare a vincere la sfida delle elezioni europee. È questo il perimetro entro il quale la maggioranza di governo difende le ragioni della manovra. Coraggiosa ma non irresponsabile, secondo la definizione del ministro Tria.

 

Attorno al governo, inutile dirlo, l’atmosfera di diffidenza rimane forte.

 

Si è così assistito a un vero e proprio bombardamento di giudizi poco benevoli e altolà sulla Nadef (nota di aggiustamento al Def) dal Fmi, da Bankitalia, Istat, Corte dei conit, dopo la delusione sindacale. Buon ultima arriva la stroncatura dell’Ufficio parlamentare di bilancio, mai tenero sui Def e che giudica troppo ottimistiche le previsioni del governo sul Pil dei prossimi anni, senza tener conto inoltre della maggiore spesa per interessi che l’Ubp prevede nel 2021 in 17 miliardi, uno 0,9% di Pil. Resta da vedere se tale valutazione negativa rientrerà negli inciampi nei quali è caduto anche qualche governo precedente, Padoan compreso, oppure verrà ascritta a quell’ostilità, lamentata soprattutto da esponenti dei Cinquestelle, che sarebbe manifestata da settori della burocrazia pubblica che ‘remerebbero contro’.

 

Eppure, malgrado questo fuoco di fila di critiche e moniti lo spread finisce per scendere sotto i 300 punti, un accenno di discesa probabilmente assecondato, forse condizionato da intenti speculativi, ma pur sempre un sintomo di incertezza che non è però di condanna.

 

Ovvio che in questa situazione Bankitalia ricordi che i danni da uno spread troppo a lungo alto su banche, imprese e famiglie sarebbero notevoli. Si impone più misura allora. Tanto che il ministro Savona ripete: se lo spread sale ancora la manovra va cambiata. E il leghista Garavaglia aggiunge che la manovra da qui a dicembre cambierà.

 

Un atteggiamento che lascia intendere la volontà di non essere ciechi ai richiami della realtà. Ma nonostante la linea di moderazione rilanciata da Tria – niente scontri con la commissione europea ma confronti costruttivi – gli spunti polemici non mancano e si accentrano sul nodo pensioni. Di Maio reagisce alle osservazioni di Bankitalia, che non solo giudica modesti gli effetti delle misure sul reddito e sul fisco ma ammonisce a non squilibrare i conti pensionistici.

 

Linea che sottoscrivono il Fmi e la Corte dei conti.

 

Se Bankitalia vuole un governo che non tocchi la Fornero, sostiene Di Maio, la prossima volta si presenti alle elezioni con questo programma, nessun italiano ha mai votato per la Fornero. E Salvini rincara la dose: sulla riforma Fornero niente e nessuno ci potrà fermare. Quanto allo spread il leader della Lega è convinto che se le cose peggioreranno ancora gli italiani… daranno una mano con l’ingente risparmio privato accumulato. Reazioni pungenti che hanno una forte motivazione politica: occorre tenere duro fino alle elezioni europee di maggio 2019 dimostrando che le promesse di punta del governo gialloverde saranno mantenute. Se invece la pressione internazionale si facesse ancora più insostenibile qualche voce sussurrava di un eventuale nuovo ricorso al corpo elettorale nella stessa primavera dell’anno prossimo (non ci fanno fare le cose che servono…).

 

Il punto è che gli osservatori che oggi sono apparsi critici sulla manovra e sulle prospettive economiche concordano sul fatto che l’anno prossimo, anno cruciale, la crescita del Pil sarà modestissima, attorno all’1%. Anzi per Bankitalia forse perfino leggermente sotto. Semmai lascia perplesso il fatto che quell’1% del Fmi poi si accompagni a una discesa piuttosto netta della disoccupazione e sia del deficit che del debito. Tutto senza crescita reale? L’altra sfida del governo è quella di fare perno sugli investimenti, fin qui una sorta di Cenerentola nei discorsi dei politici e comunque avvolti da una indeterminatezza che non giova allo sforzo di convincere i mercati che, come ha detto il premier Conte, ci sia “una manovra seria e con le carte in regola”.

 

Intanto prosegue il lavoro di definizione delle misure: pensioni e fisco saranno blindati in un decreto di accompagnamento alla legge di stabilità. La sanatoria fiscale probabilmente entrerà in questo ma sarà destinata ad allargarsi, almeno negli auspici della Lega. Qualche particolare in più trapela sul reddito di cittadinanza, il cui percorso è tutto su un circuito elettronico: gli aventi diritto si potranno collegare con le carte a loro disposizione, a partire dalle pay, a un’app che garantirà la carica delle somme previste dall’integrazione al reddito, e che potranno essere spese per consumi essenziali, non a caso alcune tipologie di negozi saranno escluse. Si potranno pagare anche gli affitti ma servirà un Iban o ci si dovrà recare alla posta. Giudice del diritto sarà l’Isee, che farà riferimento a redditi non individuali ma familiari, e conteranno voci come l’abitazione di proprietà o l’auto. I controlli dovranno essere assicurati in vari modi ma si avvarranno delle tante banche dati esistenti, Inps, Entrate, quella incompleta del catasto, il Pra.

 

Un percorso e delle limitazioni che potrebbero ridurre le spese previste.

 

Opposizioni sempre più critiche, i sindacati preparano la loro piattaforma. Certo si cammina su due linee: quella di politica economica che cerca di guardare a una nuova fase di sviluppo, quella politica che tiene duro sul consenso. Finora non ci sono stati rischi di collisione. Le prossime settimane saranno però decisive.

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